Apr 19, 2016 - Senza categoria    No Comments

Come si fa a coltivare, sollecitare, incanalare l’estro creativo?

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Mason Currey racconta le abitudini di 151 scrittori e artisti alle prese con un nuovo libro: da Truman Capote a Stephen King, passando per Murakami e Umberto Eco.

Come si fa a coltivare, sollecitare, incanalare l’estro creativo? In Rituali Quotidiani, in libreria per Vallardi, Mason Currey disegna 151 inaspettati ritratti di creativi geniali, colti nella loro quotidianità privata e professionale: quando si alzano e si coricano, quando mangiano e lavorano, quando passeggiano o leggono o si preoccupano. Questi squarci curiosi rivelano abitudini, vizi, segreti, manie, capricci e fobie dei più grandi miti della letteratura, dell’arte, della scienza, della musica, del cinema…

Hemingway, per esempio, riusciva ad alzarsi alle cinque mezzo o sei del mattino, anche se prima aveva bevuto fino a tardi (ed è risaputo che era un gran bevitore), e scriveva fin a quando non trovava un punto dove potersi fermare e ricominciare il giorno dopo: adorava le ore mattutine perché “a quell’ora non ti disturba nessuno ed è sempre fresco o freddo, così puoi metterti al lavoro e riscaldarti scrivendo”.

Murakami è più metodico: scrive dalle quattro di mattina per cinque o sei ore, e nel pomeriggio si dedica allo svago, tra la lettura, il nuoto, l’ascolto della musica. A chi lo accusa di condurre poca vita sociale risponde appellandosi ai propri lettori, ai quali: “non importa niente dello stile di vita che conduco, purché alla fine ogni nuovo libro sia meglio di quello precedente. E questo non dovrebbe forse essere il dovere, e la priorità assoluta, di uno scrittore?”.

Umberto Eco, il cui capitolo è stato inserito appositamente per l’edizione italiana, dice di non avere una ritualità da seguire quando scrive, ma di riuscire a produrre anche nei momenti meno sospettabili: per esempio quando nuota o nel bagno di un treno.

Truman Capote si definiva “un autore assolutamente orizzontale”: l’autore di A sangue freddo, infatti, non riusciva a pensare se non steso a letto o sul divano, con una sigaretta e un caffè (che poi a seconda del momento della giornata si trasformava in un tè alla menta, uno sherry o un martini). Tra le sue “manie” di scrittore rientrano anche il non poter sopportare la vista del posacenere con più di tre cicche dentro, il non cominciare o finire un romanzo di venerdì e il sommare i numeri di un numero di telefono o di una stanza d’albergo per verificare che portassero a un numero fortunato.

Il più stakanovista sembra essere, invece, Stephen King che scrive ogni giorno (comprese festività e il proprio compleanno) e non smette prima di aver raggiunto le 2000 parole quotidiane.

Apr 19, 2016 - Senza categoria    No Comments

LE 40 REGOLE PER PARLARE BENE L’ITALIANO DI UMBERTO ECO.

1.Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.

2.Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.

3.Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

4.Esprimiti siccome ti nutri.

5.Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.

6.Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.

7.Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.

8.Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.

9.Non generalizzare mai.

10.Le parole straniere non fanno affatto bon ton.

11.Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”

12.I paragoni sono come le frasi fatte.

13.Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).

14.Solo gli stronzi usano parole volgari.

15.Sii sempre più o meno specifico.

16.L’iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.

17.Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.

18.Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.

19.Metti, le virgole, al posto giusto.

20.Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.

21.Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.

22.Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.

23.C’è davvero bisogno di domande retoriche?

24.Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.

25.Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.

26.Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.

27.Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!

28.Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.

29.Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.

30.Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.

31.All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).

32.Cura puntiliosamente l’ortograffia.

33.Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.

34.Non andare troppo sovente a capo.           Almeno, non quando non serve.

     35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.

     36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.

     37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le   premesse conseguirebbero dalle conclusioni.

     38. Non indulgere ad arcaismi, hapax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.

    39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.

    40. Una frase compiuta deve avere.

 

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Apr 19, 2016 - Senza categoria    No Comments

COME DIVENTARE SCRITTORE DI SUCCESSO?

Apple Store Soho Presents Meet The Creators: Stephen King, John Mellencamp And T Bone Burnett

–  Siete curiosi di sapere quali sono i suggerimenti  di Stephen King? Ecco cosa vi consiglia uno dei più grandi scrittori del mondo

1 –  Smettetela di guardare la Tv e leggete tanto: secondo Stephen King la televisione è “veleno per la creatività” e se aspirate a diventare dei bravi scrittori dovrebbe essere la prima cosa a sparire da casa vostra (o ad essere nascosta molto bene!). Gli scrittori devono guardare dentro loro stessi e dare spazio all’immaginazione, quindi meglio leggere quanto più possibile e scrivere tanto.

2 – Preparatevi per più critiche e fallimenti di quelli che pensate di poter gestire: se scrivete, molto probabilmente qualcuno cercherà di farvi credere che fate schifo nello scrivere. Sia che veniate criticati, sia che il vostro lavoro sia un fallimento, l’importante è restare positivi e continuare a scrivere anche se non se ne ha voglia o se è difficile.

3 – Non perdete tempo a cercare di compiacere i lettori: Ci sarà sempre qualche lettore che troverà un motivo per criticarvi, quindi smettetela di preoccuparvi e continuate a scrivere.

4 – Prima di tutto scrivete per voi stessi: Dovreste scrivere perché vi fa sentire felici e appagati.

5 – Affrontare le cose che sono le più difficili da scrivere: Le cose più importanti sono anche quelle più difficili da scrivere, perché le parole tendono a sminuire i vostri sentimenti. Quando affrontare queste cose, cercate di scavare a fondo.

6 – Quando scrivete, isolatevi dal resto del mondo: Almeno mentre buttate già la bozza della storia isolatevi il più possibile ed eliminate tutte le distrazioni. King afferma: “Scrivi con la porta chiusa; riscrivi con la porta aperta”

7 – Non siate pretenziosi: nel vostro libro non usate parole difficili o simbolismi inutili, che rendono il vostro linguaggio artificioso.

8 – Evitate gli avverbi e i paragrafi lunghi: Per King “la strada per l’inferno è lastricata di avverbi”. Meglio evitarli, quindi.  Ricordate anche che i paragrafi non devono essere troppo lunghi, ma devono rispecchiare il ritmo della vostra storia.

9 – Non fatevi ossessionare troppo dalla grammatica: lo scopo di un libro di narrativa non è la correttezza grammaticale, ma di raccontare una storia al lettore coinvolgendolo e facendogli allo stesso tempo dimenticare che sta leggendo una storia.

10 – Padroneggiate l’arte della descrizione: “La descrizione inizia nella mente dello scrittore e deve finire in quella del lettore”. Il modo migliore per farlo è visualizzare quello che avete immaginato e “tradurlo” sulla carta usando parole semplici.

11 – Non date troppe informazioni inutili: meno è meglio! Includete nella vostra storia solo i dettagli davvero utili per farla andare avanti e per spingere il lettore a continuare a leggere.

12 – Raccontare storie su quello che la gente fa realmente: secondo King anche un assassino nella realtà può aiutare una signora anziana ad attraversare una strada. Quindi descrivete i personaggi della vostra storia tenendo conto di tutte le loro possibili dimensioni e di quello che potrebbero fare veramente nella vita di tutti i giorni.

13 – Correte qualche rischio: Smettete di usare la forma passiva. “Scrivete qualsiasi cosa vi piaccia, anche se noiosa o oltraggiosa. Se funziona, bene; se non funziona, buttatela”.

14 – Dimenticate i miti e realizzate che non vi servono droga e alcool per diventare bravi scrittori

15 – Non cercate di rubare la voce di qualcun altro: se cercherete di imitare lo stile di un alto scrittore non otterrete altro che una “banale imitazione”.

16 – Cercate di capire che la scrittura è una forma di telepatia: il vostro lavoro non è tanto quello di scrivere parole su una pagina, ma quello di trasferire un’idea dalla vostra mente a quella del lettore. Le parole sono solo il mezzo per farlo.

17 – Prendete la scrittura seriamente: potete iniziare a scrivere con speranza, eccitazione o nervosismo, ma non dovete mai farlo alla leggera.

18 – Scrivete tutti i giorni, in modo da non far svanire le vostre idee e i particolari dei vostri personaggi.

19 – Scrivete la prima versione in non più di tre mesi: secondo King è meglio scrivere la prima bozza di un libro entro 3 mesi, altrimenti la storia inizia a dare una strana sensazione di estraneità.

20 – Quando avete finito di scrivere prendete una pausa di circa sei settimane: così tornerete sul libro a mente fresca e vi sarà più facile scovare eventuali vuoti nella trama o nello sviluppo dei personaggi.

21 – Abbiate il coraggio di tagliare il superfluo: durante la revisione trovate il coraggio di tagliare le parti che rallentano la storia e sono superflue, anche se avete impiegato molto tempo per scriverle.

22 – Tenetevi in forma, trovate una relazione stabile e vivete una bella vita: secondo King per diventare bravi scrittori è importante trovare il giusto equilibrio nella propria vita, in modo che la scrittura non consumi tutto.

Apr 18, 2016 - Senza categoria    No Comments

La cultura romantica.

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Il romanticismo è un grandioso movimento di cultura che influenza, nella prima metà dell’ 800, tutti gli aspetti della vita e della società, dall’ analisi dei sentimenti e dagli interrogativi sul significato dell’ esistenza, all’esigenza di allargare il pubblico dei lettori negli strati della piccola e media borghesia, alla filosofia, alla politica. Per la vastità delle sue implicazioni, il Romanticismo è da vedere come una  rivoluzione nella cultura, parallela alle rivoluzioni politiche del 1789,1830, 1848, e alla rivoluzione economica provocata dalla nascita del sistema industriale moderno.Il Romanticismo, come ogni grande movimento storico, non nasce all’improvviso.Infatti,già dalla seconda metà del ‘700 in Germania, in Inghilterra e in Francia si è venuta delineando la tendenza a rinnovare il gusto e i temi letterari, nel suo complesso presenta due orientamenti dominanti: 1)la tendenza ad approfondire l’analisi dei sentimenti dell’uomo come individuo. 2) la tendenza realistica nella considerazione della storia dei popoli e nell’analisi della realtà contemporanea. Abbiamo quindi la riscoperta dell’individualita’ umana e del sentimento nella sua gradazione di espressioni, dal culto degli affetti familiari ricorrente in Foscolo all’innamoramento che esalta e inquieta come in certi personaggi dello scrittore russo Puškin  , all’amore tragico di eroi divenuti ben presto celebri, come il Werther  di Goethe e l’Ortis di Foscolo; ancora, dal tema della giovinezza sognata ma non goduta a quello dell’aridita’ della vita, trattati in modo ineguagliabile  da Leopardi. Alcuni, in particolare, trovano una risposta alle loro ansie interne nell’adesione piena e convinta alla religione cattolica: è nota la vicenda della crisi spirituale e della conversione di Alessandro Manzoni.  Il primo centro di diffusione del Romanticismo in Italia è Milano. E non a caso, se consideriamo che la Lombardia è la regione più avanzata d’Italia sia nell’economia sia nella cultura.  Attraverso una burocrazia e un’amministrazione molto efficienti, i sovrani austriaci non solo hanno promosso importanti riforme nell’agricoltura e nell’ igiene pubblica, ma hanno aperto un certo numero di scuole statali. Nella seconda metà del’700 a Milano si è diffuso l’Illuminismo e sono vissuti uomini come Cesare Beccaria,  intellettuale di fama europea, il quale nel celebre saggio Dei delitti e delle pene ha condannato l’uso della tortura e criticato la pena di morte.

TIMIDO INIZIO

Un voi vuoto con un tu caloroso
scambiava lei nel parlarmi
e suscitava nel cuore innamorato
i più bei sogni di felicità.
Davanti a lei sto in silenzio
di distogliere gli occhi non ho forza
e le dico: – come siete cara –
e penso – come ti amo – .

Aleksàndr Puškin-

 

 

 DI SE STESSO ALL’ AMATA

Così gl’interi giorni in lungo incerto
Sonno gemo! ma poi quando la bruna
Notte gli astri nel ciel chiama e la luna,
E il freddo aer di mute ombre è converto;
Dove selvoso è il piano e più deserto
Allor lento io vagando, ad una ad una
Palpo le Piaghe onde la rea fortuna
E amore, e il mondo hanno il mio core aperto.
Stanco mi appoggio or al troncon d’un pino,
Ed or prostrato ove strepitan l’onde,
Con le speranze mie parlo e deliro.
Ma per te le mortali ire e il destino
Spesso obbliando, a te, donna, io sospiro:
Luce degli occhi miei chi mi t’asconde?

UGO FOSCOLO-

 

“Un cuore che cerca sente bene che qualcosa gli manca; ma un cuore che ha perduto sa di cosa è stato privato.”

-GOETHE-

 

 

 

 

Apr 18, 2016 - Senza categoria    No Comments

L’Odissea secondo Samuel Butler.

 

 

butler

SAMUEL BUTLER

Nasce a Langar nel Nottinghamshire nel 1835

Muore a Londra nel 1902

Chi era, e cosa ha a che fare con Trapani e le Egadi, lo scrittore inglese Samuel Butler?

Figlio di un pastore anglicano di cui non volle seguire la carriera. Così, dopo essersi laureato a Cambridge, ruppe i ponti con la famiglia e andò a fare l’allevatore di pecore nella Nuova Zelanda. Tornato in Gran Bretagna nel 1864 si dedicò in un primo momento alla pittura per passare poi alla letteratura.

Critico razionalista, tutta la sua opera si risolve in un’aspra satira della religione, della morale e della scienza dell’età vittoriana.

Nel 1872, alla maniera di More e Swift, pubblica Erewbon, or over the Range ovvero Dall’altra parte della Montagna, romanzo utopistico che metteva in ridicolo il passivo e compiaciuto ottimismo del suo mondo contemporaneo. Oltre ad opere critica e studi filosofici, pubblicò libri di viaggio. Visitò l’Italia cui dedicò un interessante volume d’impressioni, Alps and Sanctuaries of Piedmont and the Ticino (1881). Successivamente si occupò di studi omerici traducendo dal greco l’Iliade e Odissea e, con alcuni studi come il The Humor of Other Essays (1913), uscito postumo e, il The Authoress of Odyssey, Butler formulerà una sua teoria sull’autore e i luoghi dell’Odissea. Quest’opera, lo porterà, ad effettuare alcuni viaggi nella nostra città, dove avrà modo di verificare e visitare i luoghi che lui ritiene essere quelli in cui si svolsero le vicende di Ulisse.

La sua opera più nota, The way of All Flesh (Così muore la carne 1093), è uno studio realistico ma amaro della vita familiare della classe inglese e una condanna spietata del bigottismo, della miopia e dell’ipocrisia religiosa, che Butler conobbe in gioventù. Precursore del romanzo inglese moderno, ha sicuramente rappresentato, con la sua aspra critica, ingegnosa e violenta, un punto di rottura con l’epoca vittoriana, influenzando tra gli altri, lo scrittore G. B. Shaw.

Morì a Londra nel 1902.

Vista così non sembra avere molti legami con la nostra terra, però come accennato prima, tutto e collegato con la sua traduzione e studio dell’Odissea.

Scrive Nat Scammacca, sostenitore dell’idea dell’inglese: “Samuel Butler e Robert Graves, lungi dal poter essere accusati di campanilismo, indicano Trapani e perciò il Mediterraneo occidentale come luogo su cui s’impernia il tessuto geografico – e perché non leggendario? – dell’Odissea.

Quale la ragione per cui Samuel Butler critico e scrittore inglese, preferì la costa occidentale della Sicilia per gli approdi di Odisseo e non Corfù e le isole dell’Egeo intorno all’Asia Minore?

Butler era sicuramente un grande conoscitore della lingua greca e dopo aver tradotto l’Odissea, si convinse a far il “bastian contrario” anche in questa vicenda, cercando di dimostrare che gli avvenimenti non si svolsero nell’Egeo ma nel Mediterraneo, e nello studio The Authoress of the Odyssey, afferma anche che non il tradizionale cieco Omero, avesse scritto il poema, ma una poetessa, Nausica figlia del re Alcinoo di Scheria (Trapani). Tuttavia l’idea non è del tutto innovativa in quando già nell’antichità, primo Strabone e poi anche Polibio e Tolomeo ebbero a sistemare geograficamente l’Odissea in Sicilia.

Scrive Strabone: Odisseo navigava intorno alla Sicilia. E ancora, “perché ritorna per ben tre volte in Sicilia” In effetti Butler apre un dibattito che rimane aperto ancora oggi. Una cosa sicuramente è vera, che i due capolavori, l’Iliade e l’Odissea, non possono essere state scritte dallo stesso autore, e questo perché alcuni esperimenti e ritrovamenti archeologici l’hanno, in sostanza, dimostrato. Ma la tesi dell’inglese sui luoghi, aldilà della conoscenza della lingua, deve presumere che quello raccontato in versi nell’Odissea sia veritiero. Ora in molti hanno invece ritenuto che l’Odissea fosse solamente il frutto della fantasia di un autore ingegnoso. Scrive però Strabone che nell’Odissea si percepisce che l’autore fu il primo a stabilire la scienza geografica.

“Esistono ben quattro tesi sulla possibilità di un autore trapanese dell’Odissea, ma in generale il dibattito è continuo tra studiosi Europei e Americani per definire chi e quanti fossero gli autori dei poemi Iliade e Odissea”. (Nat Scammacca).

Oltre la tesi femminile esistono anche altre ipotesi tra cui quella del prof. L.G. Pocock dell’Università di Christchurch che pensa a un marinaio trapanese che scrive e racconta i suoi viaggi. Un’aggiunta a tale tesi è quella di Nat Scammacca: “sono del parere che l’autore sia un marinaio trapanese cieco e perciò disposto a raccontare a una donna, che poi manipola il testo, le sue esperienze di navigatore costretto dai Fenici, dominatori del Mediterraneo occidentale, a girovagare per oltre dieci anni di esilio al servizio degli stessi Fenici.

Lo Scammacca in pratica accontenta un po’ tutti e si fa nemico solo della teoria classica che vede fatti e avvenimenti svoltasi nell’Egeo. Samuel Butler analizza i luoghi degli avvenimenti in maniera precisa individuando Trapani come Scheria e poi le quattro isole a ovest – come si legge nell’Odissea – Itaca-Marettimo, Aegusa (l’Isola delle capre oggi Favignana) Boukinna-Levanzo (l’Isola del Bestiame) e infine Dulichium (dal greco Isola Longa). Per dimostrare tale teoria nell’estate del 1892 lo scrittore inglese venne nella nostra città. Nei luoghi Butler trovò le conferme che cercava. Trovò anche un estimatore, tal Pietro Sugameli, che seguì in tutte le escursioni, da Scurati a Pizzolungo, lo scrittore inglese.

Il 30 Agosto del 1894 Butler si reca con il postale all’isola di Marettimo da lui identificata come Itaca e durante la navigazione si rende conto “E’ verissimo che l’acqua gorgoglia dietro una barca che corre; ma non è vero che il vento fischia sopra le onde: il vento fischia tra le corde della barca passando sopra le onde in silenzio: mi pare quindi che l’autore dell’Odissea abbia studiato il mare piuttosto da terra ferma che in mezzo o flutti del mare.

Su questi argomenti, all’apparire dell’opera nel 1897, gli inglesi restarono piuttosto freddi e non andò oltre alle duecento copie vendute. A Trapani vi furono delle polemiche di vario tipo tra cui quell’intellettuale del canonico Mondello, direttore della Biblioteca Fardelliana e sostenitore delle teorie tradizionali. Il 31 luglio del 1898 su il giornale la “Falce” compare un giudizio di un lettore: “Di questa maniera, verrà un giorno in cui si pretenderà dimostrare che Dante non è mai esistito e che la Divina Commedia fu scritta da una Xittara”. Singolare, ma comprensibile, anche il caso che i manoscritti di Butler, in seguito, finiranno proprio in Biblioteca Fardelliana.

Tutto ciò ancora oggi fa discutere, oltretutto negli ultimi decenni l’argomento è stato sviscerato e studiato da altri personaggi, tra cui il colonnello Barrabini e lo scrittore italo-americano Nat Scammacca. E’ stato ripubblicato il libro di Pietro Sugameli sull’Origine trapanese dell’Odissea e sono stati organizzati alcuni convegni.

In realtà, sulle teorie esposte da Butler, ci sarebbe molto da dire, ma due sono le direzioni che si possono prendere: una è quella di accettare lo studio come verità (come si è fatto per secoli con le spiegazioni tradizionali); la seconda è quello di mettersi in discussione è studiare dal greco il testo dell’Odissea. La sintesi è: l’Odissea è poesia, libera da fatti e episodi veri da cui si ricava solo una trama a conforto dell’anima.

 Blick auf die Küstenstadt Trapani auf Sizilien, Italien

 

 

Apr 18, 2016 - Senza categoria    No Comments

I giovani si dimenticano dei libri

I giovani leggono tutto , ma si dimenticano dei libri.

 

Il centro per la Cultura lancia un allarme: ” Cresciamo cittadini poco consapevoli”. Uno su cinque, invece, non ne capisce i testi. E’ boom di letture alternative sui social.

Leggono pochi libri e nel 19,5 % dei casi faticano a comprendere ciò che leggono. La situazione è seria: ” Tra i 6 e i 17 anni quasi un ragazzo su due non ha letto neppure un libro nell’ultimo anno“. L’ allarme è stato lanciato dal presidente del Centro per il libro e la lettura, Romano Montroni , che parlando con l’agenzia Ansa alla recente Fiera del libro per ragazzi di Bologna, ha spiegato :  ” Questi dati dimostrano come in Italia non ci siamo mai preoccupati di attuare in maniera incisiva una politica del libro e una strategia comune per la promozione della lettura“. Diciamolo subito: non è vero che i giovani non leggono in assoluto; semmai leggono di tutto, forse più che in passato, ma non leggono libri. L’esercizio del leggere è ormai sempre più deviato verso testi , in gran parte disponibili sul web, che non hanno una valenza strettamente culturale: al netto di quanto di buono si trova in Rete, ma che per essere riconosciuto e filtrato richiede, appunto, strumenti culturali, si va dalle bufale trovate sui social network alle  notizie non verificate, dalle chat. I giovani di oggi, insomma , leggono e scrivono moltissimo online ma con scarsi risultati.

Apr 15, 2016 - Senza categoria    No Comments

Sonetto 75° di William Shakespeare.

 Sonetto n° 75

 

     Tu sei per i miei pensieri come il cibo per la vita,

o come per la terra le dolci piogge di primavera,

e per amor tuo sostengo una lotta

come l’avaro con le sue ricchezze:

     Ora orgoglioso possessore, e quindi

affranto che i tempi ladri gli rubino il suo tesoro;

ora contando solo di stare con te, e ora preferendo

che anche altri partecipino delle mie conquiste;

     Qualche volta deliziato della tu vista,

e poco dopo affamato di un tuo sguardo;

non possedendo né cercando altra gioia

che quella che tu dai o che da te io spero.

     E così, giorno dopo giorno, languisco e sono sazio,

di tutto disponendo, e tutto desiderando.

 

-W. Shakespeare-

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Apr 15, 2016 - Senza categoria    No Comments

La leggenda del fico d’india.

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Gli antichi Aztechi lo chiamavano NOPALLI e lo consideravano come il loro simbolo. Secondo la tradizione azteca, quando ancora questo popolo vagava senza una meta nelle lande desolate del Messico settentrionale, diceva che quando avrebbero visto un’aquila appollaiata su un cactus, li avrebbero dovuto costruire la loro partia. La leggenda vuole che tale evento si avverasse su un’isolotto deserto di un lago della zona della valle del Messico. Qui fondarono quella che diventò la loro splendida capitale TENOCHTITLA il cui nome significava: ” il luogo dove abbandono i frutti del cactus NOPALLI che si erge sulla grande pietra”. Oggi il fico d’india appare nello stemma della Repubblica Messicana. La pianta arrivò nel Vecchio Mondo verosimilmente intorno al 1493, anno del ritorno a Lisbona della spedizione di Cristoforo Colombo. La prima descrizione dettagliata risale comunque al 1535, ad opera dello spagnolo Gonzalo Fernández de Oviedo y Valdés nella sua Historia general y natural de las Indias. Linneo, nel suo Species Plantarum (1753), descrisse due differenti specie: Cactus opuntia e C. ficus-indica. Fu Miller, nel 1768, a definire la specie Opuntia ficus-indica, denominazione tuttora ufficialmente accettata. Il fico d’india ancora oggi si trova in tutto il bacino Mediterraneo e nelle zone temperate di America,Africa, Asia e Oceania.

Apr 13, 2016 - Senza categoria    No Comments

C’e post@ per te

E possibile innamorarsi del proprio "nemico"?

E possibile innamorarsi del proprio “nemico”?

“Accendo il mio computer, aspetto con impazienza che si colleghi, vado online e trattengo il respiro finché non sento quelle paroline magiche, “C’è posta ” poi non sento niente, non un suono per le strade di New york, tranne il battito del mio cuore ho posta da te.”

Care lettrici, chi di voi non ha visto almeno una volta questo film? Nei film sopratutto nelle commedie romantiche, spesso si fanno dei riferimenti sia attraverso dialoghi sia attraverso alcune similitudini al mondo della letteratura. Come nel caso del film ” C’e’ post@ per te” diretto dalla regista sceneggiattrice Statunitense Nora Ephron. Il legame evidente tra i protagonisti di questo film con i protagonisti del romanzo “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen. In entrambi i casi le due protagoniste femminili Meg Ryan(Kathleen Kelly) ed Elisabeth Bennett. Al principio delle loro storie nutrono una forte antipatia nei confronti , la prima verso Tom Hanks ( Joe Fox). Per averla lasciata fallire.Mentre in Orgoglio e pregiudizio Elizabeth ” detesta” Mr. Darcy , perche’ lo ritiene arrogante nei suoi modi di superiorita’. Non disperate troppo, perche’ alla fine l’amore trionfa e vissero felici e contenti in entrambi le storie. Secondo voi, esiste la possibilita’ di “innamorarsi” del proprio ” nemico”  come nei romanzi? Via ai commenti..

Apr 11, 2016 - Senza categoria    No Comments

L’ermetismo

L’ermetismo è una corrente letteraria, sorta alla fine degli anni 20, che rivoluzionò il campo della poesia: non più versi tradizionali con rime e ritmi classici, ma una poesia libera, scarna, piena di pause, generata dal colloquio continuo con se stessi, “dal male di vivere”, dall’angoscia che stringe l’anima. La parola è ridotta all’essenziale, svincolata da legami grammaticali e in molte poesie manca la punteggiatura.  La poesia è piena di pause e di analogie tra gli oggetti e le sensazioni, senza riferimento concreto e senza una costruzione logica perché gli ermetici miravano a sollevare lo spirito nei regni del mistero e dell’infinito.  I principali rappresentanti furono Montale, Ungaretti, Quasimodo nelle loro opere mettono in evidenza la solitudine dell’uomo.

 

Salvatore Quasimodo – Ed è subito sera-

   “Ognuno sta solo sul cuor della terra
Trafitto da un raggio di sole:
Ed è subito sera.”

 

 

Eugenio Montale – La vita oscilla-

“La vita oscilla
tra il sublime e l’immondo
con qualche propensione
per il secondo
ne sapremo di più
dopo le ultime elezioni
che si terranno lassù
o laggiù o in nessun luogo
perchè siamo già eletti
tutti quanti
e chi non lo fu
sta assai meglio quaggiù
e quando se ne accorge
è troppo tardi.
Les jeux sont faits
dice il croupier, per l’ultima volta
e il suo cucchiaione
spazza le carte.”

 

 

Giuseppe Ungaretti – Stelle-

“Tornano in alto ad ardere le favole.
Cadranno colle foglie al primo vento.
Ma venga un altro soffio,
Ritornerà scintillamento nuovo.”

 

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