Ott 27, 2016 - Senza categoria    No Comments

LA SCRITTRICE DI NEW YORK SICILIANA DA OLTRE CINQUANT’ANNI.

 

Inoltrandosi nel verde dei campi della Sicilia Occidentale, costeggiata dai  vigneti e casolari,  alberi secolari e il profumo degli agrumi.  In questo scenario naturale, vive la scrittrice Mary Taylor Simeti, che di questo posto ha fatto il suo luogo d’ elezione, il punto di partenza e d’ arrivo al tempo stesso del suo viaggio nell’ universo siciliano. Lei che è nata e cresciuta a New York, ha cominciato a capire questa terra e, forse, a sentirsi Siciliana «Questa è una regione difficile da capire, da interpretare, va scavata a fondo, va esplorata» dice, iniziando a raccontare questa sua avventura esistenziale e culturale alla scoperta della Sicilia. Da queste sue parole tratte da un’intervista fatta qualche anno fa per un noto quotidiano Italiano mi viene in mente di citare una frase del romanzo Il Gattopardo:” Siamo vecchi, Chevalley, vecchissimi. Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori, nessuna germogliata da noi stessi” in queste parole vengono racchiuse i veri ideali di un Siciliano. Ritornando alla scrittrice Mary Taylor Simeti, la sua  avventura  dura da oltre cinquant’anni  : “Era il 1962, si era da poco laureata in Storia medievale ad Harvard con una tesi su Federico II ed era già stata in Puglia. Negli Stati Uniti erano gli anni di Kennedy e delle grandi speranze, molti giovani si dedicavano al volontariato nei paesi del Terzo Mondo. Lei  invece era molto attratta dalla Sicilia… ” « Nel frattempo aveva  conosciuto Tonino Simeti, il suo futuro marito. Decise così di stabilirsi  in Sicilia, anche se pensava di viaggiare per  occuparsi di solidarietà internazionale. La morte del fratello maggiore di Tonino li costrinsi ad occuparsi  dell’ azienda agricola di famiglia». Per Mary comincia una nuova stagione della sua vita in Sicilia. «Non aveva molto interesse per la campagna  a poco a poco però cominciò ad appassionarsi. Dopo il terremoto del ’68 decisero  di ristrutturare l’antica casa rurale di famiglia e di trasferirsi  li. Mary riscopre così il senso delle stagioni, il calendario agrario e gastronomico, i riti della cultura contadina. Gira per i paesi e le città della Sicilia, studia le tradizioni popolari, i monumenti, la cucina, cercandone i riscontri letterari nei resoconti dei viaggiatori del Gran Tour, da Anatole France a Goethe, a Brydone. Tutto questo, nel corso degli anni, diventa il suo bagaglio culturale e quando, quasi per caso, le chiedono di accompagnare un gruppo di suoi connazionali in giro per la Sicilia, Mary scopre di avere molte cose da dire. La strada è segnata: raccontare la Sicilia agli americani diventa il suo nuovo impegno. Nasce l’ idea di un libro in cui intrecciare le esperienze personali con le vicende storiche siciliane, la bellezza dei paesaggi con le contraddizioni sociali. dice lei:  «Scrivevo per me stessa, annotando informazioni e riflessioni sulla Sicilia. Un libro, ma di altro genere, lo avevo già pubblicato con l’ editore Armando nel ’75, un libro per ragazzi, la storia di un bambino siciliano, Sariddu, che vive a Milano tra mille difficoltà d’ inserimento. Cominciai il mio diario sulla Sicilia nel 1981. Dopo tra anni lo proposi a un primo editore americano che lo rifiutò sostenendo che i libri sulla Sicilia negli Stati Uniti non tiravano. Lo pubblicò invece l’ editore Alfred Knopf di New York nel 1986 col titolo “On Persephone’ s Island”. Da allora ne sono uscite tre edizioni in America e tre in Gran Bretagna e ne sono state vendute oltre cinquantamila copie». Il libro è un affresco della realtà siciliana, una sintesi di feste e di tragedie, ci sono dentro le processioni religiose, gli itinerari più suggestivi e gli omicidi Chinnici, La Torre e Dalla Chiesa, il terremoto del Belice e la nuova Gibellina di Ludovico Corrao, gli spettacoli classici di Segesta e i canti dei tonnaroti. «Il titolo è una citazione di Pindaro, rimanda al mito di Persefone, figlia di Zeus e Demetra e sposa di Ade, dea del calendario, figura emblematica dell’ alternanza tra estate e inverno, divisa per sempre tra due mondi». Sulla scia del libro Mary Taylor Simeti continua a proporre mete e miti di Sicilia ai suoi lettori americani. Lo fa per il “New York Times”. «è capitato che alcuni turisti siano venuti in Sicilia con i ritagli dei suoi articoli, in cerca del  barocco siciliano, il cibo di strada sono alcuni dei motivi di richiamo turistico descritti dalla scrittrice nelle sue corrispondenze. «Sulla storia della cucina siciliana, che è davvero gloriosa, ha scritto un libro, rifacendosi a romanzi e diari di viaggio e rintracciando antiche ricette. La gastronomia come oggetto di indagine storica è materia recente. Fino agli anni Ottanta, specie negli Usa, non se ne parlava molto. Oggi questo settore ha davvero una grande potenzialità di sviluppo, c’ è molta curiosità per la cucina tradizionale, così come per l’ agricoltura biologica. Il filo delle sue ricerche gastronomiche Mary Taylor si è spesso imbattuta anche in vicende umane particolari. Come quella di Maria Grammatico, la regina della tradizione dolciaria ericina, protagonista di una difficile esperienza di vita con i suoi quindici anni trascorsi nell’ istituto religioso San Carlo di Erice: tutta l’ adolescenza e buona parte della giovinezza vissute in povertà e in clausura, quasi fuori dal mondo, prima dell’ emancipazione sociale ed economica. Mary Taylor ne ha raccolto la testimonianza, pubblicandone la storia nel ’94, sempre in inglese. Il libro, che in America ha venduto migliaia di copie ed è stato recensito anche dal “Washington Post”, è stato pubblicato in Italia, poche settimane fa, col titolo “Mandorle amare” dall’ editore Flaccovio. «Non è una semplice traduzione – precisa la scrittrice – ma una vera e propria rielaborazione del testo inglese. è un racconto-intervista, in cui ricostruisco una storia dura, sofferta, una storia molto siciliana». Dalla vicenda reale di una donna dei nostri tempi a quella un po’ romanzata di una regina del Medioevo. Questa donna evoca immagini e ritmi di vita d’ altri tempi. «Venire a vivere in questa casa è stato per me un punto di svolta – ripete Mary Taylor Simeti – Qui ho capito che in Sicilia avrei messo radici». E come darle torto, io in primis essendo Siciliana capisco perfettamente la sua scelta!!

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Ott 2, 2016 - Senza categoria    No Comments

Il genere letterario più ricercato del momento

Mi stavo chiedendo dopo una lunga riflessione fatta proprio in questi giorni ,ma quali sono i generi letterari più ricercati del momento ?

Facendo un giro sui vari blog, siti internet dedicati al mondo dei libri, direi che il genere Fantasy , Urban fantasy e il Paranormal , vadano  per la maggiore considerando il boom di vendite fatte negli ultimi due anni a questa parte.

Personalmente non amo molto questo genere letterario , però se stanno spopolando in questo modo un motivo certamente ci sarà.  Senza dubbio, a far incrementare questo successo è anche merito delle  numerose serie tv tratte proprio dai medesimi romanzi.

Ecco, qui di seguito un piccolo assaggio dei romanzi più in voga del momento:

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Ago 20, 2016 - Senza categoria    No Comments

LA GUERRA NELLA LETTERATURA E NELL’ARTE

Il contesto letterario

 La cultura letteraria europea, e in particolare quella italiana del primo decennio del Novecento, furono largamente influenzate dalla cosiddetta filosofia dell’azione, una corrente filosofica eterogenea che convergeva però nell’esaltazione del volontarismo, del vitalismo e dell’attivismo.

 In Italia la figura più emblematica di questo clima culturale fu quella di Gabriele D’Annunzio (1863-1938) che, dopo aver incarnato il ruolo di esteta decadente, si trasformò in cantore letterario del superuomo di Nietzsche, interpretandolo però superficialmente come l’individuo superiore capace di imporsi e dominare la massa. E’ in questa fase che D’Annunzio compose alcune poesie per celebrare la guerra di conquista della Libia (vedi le Canzoni delle gesta d’oltremare, 1911-12 tratta dalle Laudi, libro IV “Merope”) che, pubblicate sul “Corriere della sera”, lo consacrano come il vate dell’Italia in armi. Come tale, nel maggio 1915, con i suoi infiammati discorsi di piazza, D’Annunzio diede un contributo decisivo al movimento interventista che trascinò l’Italia nella Grande guerra.

 E’ quindi nell’ambito della cultura nazionalistica che si manifesta una più decisa adesione alla guerra, non solo come strumento di affermazione della vitalità di un popolo e dello stato, ma anche come manifestazione di volontà, coraggio e grandezza d’animo, se non, addirittura, come fenomeno estetico, secondo quanto sostenuto da Enrico Corradini (1865-1931) nella sua apologia della guerra tra Russia e Giappone (La conferma del cannone, in “Il Regno”, II, 1904, n.12) oppure da Giovanni Papini (1881-1956) in Amiamo la guerra! (in “Lacerba”, II, 1914, n.20). Papini, attivo intellettuale fiorentino fondatore di “Lacerba” (1913), parla della guerra come di un “male necessario” all’elevamento morale di un popolo che, senza la sua benefica forza rigeneratrice, ristagnerebbe nella fiacchezza della vita quotidiana, senza essere più in grado di apprezzare la virtù del coraggio.

 Egli giunge ad affermare che la guerra è utile e necessaria al progresso economico in quanto “i campi di battaglia rendono, per molti anni, assai più di prima senz’altra spesa di concime”. Sono queste le forme più radicali dell’esaltazione del “bagno di sangue” propugnata da pensatori che colgono un contrasto insanabile tra gli effetti della civilizzazione, causa di imborghesimento e infiacchimento delle energie vitali dei popoli, e il riemergere della natura genuinamente selvaggia, vitale e grandiosa delle stirpi destinate a fare la storia.

 

La guerra nella letteratura e nell’arte

 La tragica esperienza della Grande guerra lasciò un segno profondo nella produzione letteraria di tutti i paesi coinvolti, anche perché molti furono i poeti e gli scrittori che vi parteciparono in prima persona come soldati. Tra questi spicca, per coinvolgimento e capacità poetica, l’italiano Giuseppe Ungaretti (1888-1970). Egli stesso lasciò scritto di essere divenuto poeta proprio in trincea e che il suo stile gli fu quasi imposto dalle condizioni di vita sperimentate in questa situazione. Le sue due prime raccolte di liriche – Il porto sepolto (1917) e Allegria di naufragi (1919), poi riunite in L’Allegria- furono infatti composte al fronte, prima sul Carso e poi in Francia, dove Ungaretti combatté come soldato semplice nel 19° reggimento di fanteria.

 Queste liriche costituiscono un vero e proprio diario poetico di guerra, tanto che ogni componimento porta in calce la data e il luogo di composizione. Ai temi della caducità, della dialettica tra la vita e la morte resi attraverso le metafore del miraggio, del naufragio o di fenomeni naturali di decadimento come l’autunno, corrisponde uno stile rapido ed essenziale, che utilizza il lessico quotidiano e una sintassi elementare, disgrega le forme metriche tradizionali ed enfatizza i vuoti e le pause, producendo un’intensità ritmica, fonica ed emotiva senza precedenti nella letteratura italiana. Per quanto riguarda la letteratura europea sono da segnalare: Il fuoco di Henri Barbusse, All’Ovest niente di nuovo di Erich Maria Remarque e La fine della parata di Ford Madox Ford.

 Può essere molto interessante confrontare il racconto con la produzione cinematografica, pure assai ricca.

 Tra i tanti film ancora oggi in circolazione, quattro meritano particolare attenzione: Uomini contro (1971) di Francesco Rosi , All’Ovest niente di nuovo (1930) di Lewis Milestone, Orizzonti di gloria (1957) di Stanley Kubrick, che può essere considerato un capolavoro nel suo genere e, infine, La grande guerra (1959) di Mario Monicelli che risulta interessante per la smitizzazione dell’eroismo che il regista compie.

 Seppure in proporzioni più ridotte che in letteratura, la guerra incise anche sulla produzione artistica figurativa. In particolare, il tema della guerra ebbe un grande rilievo nell’opera dei pittori Otto Dix (1891-1969) e George Grosz (1893-1959), entrambi appartenenti alla corrente della Nuova oggettività, che rappresentò uno degli ultimi esiti dell’Espressionismo. Dix dedicò una notevole parte della sua produzione pittorica alla rappresentazione della Grande guerra, di cui fu testimone lucido, realisticamente crudo – quasi a livello fotografico -, denunciandone la miseria, le infamie e l’intrinseca stupidità (vedi Trincea nelle Fiandre, 1934-36).

 

 

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Lug 25, 2016 - Senza categoria    No Comments

La Scapigliatura Milanese

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Con l’affermazione del capitalismo borghese, che provoca un grande mutamento nel modo di vivere e nei rapporti sociali, gli scrittori e gli artisti sentono l’esigenza di dare un nuovo orientamento e un nuovo significato al loro ruolo e alla loro opera.

La prima manifestazione di rottura con la tradizione dei secoli passati e con la letteratura romantica ormai stanca e convenzionale, avviene a Milano negli anni immediatamente successivi all’unita’, col movimento della Scapigliatura.

Gli scapigliati (Emilio Praga, Carlo Dossi, Igino Ugo Tarchetti, Giovanni Camerana, Arrigo Boito, Giovanni Faldella) rifiutano il modo di pensare e di vivere della classe borghese alla quale appartengono, in una crisi di identita’ che non riescono però a risolvere in alternative convincenti .

Non a caso la Scapigliatura sorge a Milano, la città italiana che più di ogni altra, intorno al 1860, va acquistando i caratteri della metropoli industriale moderna.

Pur con questi limiti, gli scrittori scapigliati hanno il merito di avere anticipato momenti successivi della letteratura italiana, e innanzitutto il verismo, grazie alle loro inquietudini e alle varie curiosità intellettuali che li portano a scoprire per primi in Italia il grande poeta francese Charles Baudelaire e lo scrittore americano Edgar Allan Poe.

Giu 19, 2016 - Senza categoria    No Comments

Salvatore Quasimodo

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 Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968) è stato un poeta italiano, esponente di rilievo dell’ermetismo, ha contribuito alla traduzione di vari componimenti dell’etá classica ma soprattutto di lirici greci ma anche di opere teatrali di William Shakespeare e Molière, è stato vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1959.

Nel 1916 si iscrisse all’Istituto Tecnico Matematico-Fisico di Palermo per poi trasferirsi a Messina nel 1917 e continuare gli studi presso l’Istituto “A. M. Jaci” di Messina dove conseguì il diploma nel 1919. Durante la permanenza in questa città conobbe il giurista Salvatore Pugliatti ed il futuro sindaco di Firenze Giorgio La Pira, con i quali strinse un’amicizia destinata a durare negli anni e con i quali nel 1917 fondò il «Nuovo Giornale Letterario» una pubblicazione mensile, sul quale pubblicò le sue prime poesie,venduta nella locale tabaccheria di uno zio di La Pira che divenne luogo di ritrovo per giovani letterati.

Nel 1919 si trasferì a Roma dove pensava di terminare gli studi di ingegneria ma, subentrate le  precarie condizioni economiche, dovette abbandonarli per impiegarsi in più umili attività: disegnatore tecnico presso un’impresa edile, e in seguito impiegato presso un grande magazzino. Nel frattempo collaborò ad alcuni periodici e iniziò lo studio del greco e del latino con la guida di monsignor Mariano Rampolla del Tindaro, pronipote omonimo del più famoso cardinale Rampolla del Tindaro, Segretario di Stato di Papa Leone XIII. Collaborò ad alcuni periodici e studiò il greco e il latino dedicandosi ai classici, destinati anch’essi a divenire per lui fonte di ispirazione.

Le precarie condizioni economiche di questo periodo terminarono quando nel 1926 venne assunto dal Ministero dei lavori pubblici ed assegnato come geometra al Genio Civile di Reggio Calabria. Qui strinse amicizia con i fratelli Enzo Misefari e Bruno Misefari, entrambi esponenti (il primo comunista, il secondo anarchico) del movimento antifascista di Reggio Calabria, che lo invogliarono a ritornare a scrivere. Nello stesso anno sposò Bice Donetti, una donna di otto anni più grande, con la quale aveva convissuto ed a cui dedicherà una poesia dopo la sua morte avvenuta nel 1946.

Tra le sue poesie più celebri ricordiamo:

 

 

“Ora che sale il giorno”

 

Finita è la notte e la luna

si scioglie lenta nel sereno,

tramonta nei canali.

È così vivo settembre in questa terra

di pianura, i prati sono verdi

come nelle valli del sud a primavera.

Ho lasciato i compagni,

ho nascosto il cuore dentro le vecchi mura,

per restare solo a ricordarti.

Come sei più lontana della luna,

ora che sale il giorno

e sulle pietre bette il piede dei cavalli!

 

-Salvatore Quasimodo-

Giu 19, 2016 - Senza categoria    No Comments

LE SORELLE BRONTË PRESTO IN TV

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 I classici sono tali perché considerati senza tempo e i network americani se ne sono resi conto da tempo, questa volta, secondo l’Entertainment Weekly, sarà la BBC a produrre una nuova serie tv a tema e dedicata alle sorelle Brontë.

Emily, Charlotte e Annie Brontë presto sul piccolo schermo:

Le scrittrici Emily, Charlotte e Annie Brönte, alle quali si devono i meravigliosi romanzi intitolati rispettivamente Cime Tempestose, Jane Eyre e Agnes Grey saranno le protagoniste di un nuovo show, targato BBC, intitolato To Walk Invisible: The Brontë Sisters. A dirigere il progetto sarà la sceneggiatrice Sally Wainwright (Happy Valley, Last Tango in Halifax) con il benestare della dirigente di BBC One, Charlotte Moore la quale si è dichiarata affascinata dalla trama che ruoterà attorno a queste figure femminili enigmatiche ma con un trascorso familiare difficile, che traspare anche nelle loro opere letterarie.

To Walk Invisible: The Brontë Sisters, la storia:

Quello che To Walk Invisible: The Brontë Sisters andrà a raccontare, secondo Sally Wainwright, è appunto quello che non si vede, che non si conosce delle scrittrici ovvero i loro rapporti familiari e, in particolare, la loro degenerazione. In quest’ultimo caso, infatti, non va dimenticato che Emily, Charlotte e Annie non hanno avuto vita facile, soprattutto nel momento in cui il fratello Branwell viene catturato e portato a un punto di non ritorno a causa dell’abuso che fece di alcool e sostanze stupefacenti. Oltre a mettere in luce gli aspetti di questa tragica verità, la showrunner è intenzionata ad approfondire anche il rapporto con la figura paterna, per niente autoritaria e desiderosa di permettere ai suoi figli, maschi e femmine che siano, di avere pari opportunità nel mondo delle belle lettere.

La storia di To Walk Invisible:

The Brontë Sisters si preannuncia emozionante come i romanzi delle protagoniste, chissà chi saranno le attrici che daranno un volto ad Emily, Charlotte e Annie. Sarà una serie di successo al pari di Sherlock Holmes, i cui personaggi, nati dalla penna di Arthur Conan Doyle. Questa nuova serie tv, sarà senz’altro uno dei più bei regali che riceveremo sotto l’albero di natale di quest’anno 2016.

Giu 4, 2016 - Senza categoria    No Comments

C’era una volta…

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E l’ora delle fiabe.. abbiamo sognato tanto quando da piccoli ci raccontavano le favole…. ma purtroppo ora non ce lo ricordiamo più!

 

-I personaggi, le situazioni ed i fantastici paesaggi delle fiabe prendevano forma dentro la nostra mente e diventavano reali, andando a soddisfare il nostro bisogno di immaginazione e di avventura. Le fiabe non erano per noi semplici racconti, erano qualcosa di molto più profondo, legate al nostro pensiero mitico e fantastico; queste come per magia, accendevano in noi le luci dell’immaginazione e dei sogni. Le fiabe sono preziose perle di saggezza che possono aiutare bambini ed adulti a crescere in maniera equilibrata, trovando il significato e le giuste motivazioni del vivere quotidiano. Poi arriva “C’era una volta” (Once Upon a Time) una serie televisiva statunitense di genere fantasy, in onda sulla ABC dal 2011. La serie è liberamente ispirata alle storie dei celebri personaggi del mondo delle favole dalla adorabile Biancaneve fino alla perfida Regina cattiva il tutto rivisitato in salsa moderna con parecchie situazioni confusionarie. Ma unico nel suo genere.

 

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Mag 30, 2016 - Senza categoria    No Comments

Anna Karenina

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Anna Karenina è un romanzo di Lev Tolstoj che fu pubblicato per la prima volta nel 1877. Il romanzo apparve inizialmente a puntate sul periodico Il messaggero russo a partire dal 1875, ma nel 1877 gli venne pubblicato solo un sunto di poche righe della fine del romanzo e Tolstoj, che lì aveva preso delle posizioni antinazionaliste, fu costretto a far pubblicare a proprie spese e separatamente l’ottava parte.Tolstoj vedeva in questo libro, considerato un capolavoro del realismo, il suo primo vero romanzo. Per la stesura di Anna Karenina egli trasse ispirazione da I racconti di Belkin dello scrittore e poeta russo Aleksandr Sergeevič Puškin. Nel 1887 lo stesso Tolstoj circa l’inizio di Anna Karenina affermò di avere immaginato, mentre era sdraiato sul divano, un «nudo gomito femminile di un elegante braccio aristocratico» e che da lì fu così perseguitato da quell’immagine da doverne creare un’incarnazione. Sebbene la maggior parte della critica russa stroncasse il romanzo fin dalla prima pubblicazione, definendolo «un romanzo frivolo dell’alta società», secondo lo scrittore russo Fëdor Michajlovič Dostoevskij «Anna Karenina in quanto opera d’arte è la perfezione… e niente della letteratura europea della nostra epoca può esserle paragonato». La sua opinione fu condivisa da Vladimir Vladimirovič Nabokov, che lo definì «il capolavoro assoluto della letteratura del XIX secolo>>

 

 

“Lui aveva detto proprio quello che il suo cuore voleva sentire e che la sua ragione temeva”.

 -dal libro “Anna Karenina” di Lev Tolstoj-

 

Mag 28, 2016 - Senza categoria    No Comments

chi ha “influenzato” chi?

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Che Shakespeare abbia influenzato gran parte della produzione letteraria degli autori che l’hanno succeduto, non è una novità. Ma sapevate che Virgina Woolf ha influenzato stilisticamente Toni Morrison o che Carver si è ispirato a Kafka?

Books on the wall, azienda che crea poster utilizzando l’intero testo di alcuni tra i romanzi più famosi, ha svelato i legami tra le opere di 29 tra i romanzieri più influenti degli ultimi secoli in un’infografica che è stata recentemente pubblicata da ebook friendly.

Da Dickens a Joan Didion (che è stata influenzata da Hemingway, ma anche da Dostoevskij). E poi Murakami che ha letto Kafka e Carver. Borges invece prendeva a modello Twain, ma poi è stato d’ispirazione per Gabriel Garcia Marquez. I grandi scrittori hanno letto e analizzato le opere dei loro predecessori, ma anche dei contemporanei. Quindi  cari autori perché non prendete  spunto dai grandi autori del passato. Come al solito bisogna seguire l’orma del “maestro” per arricchire il proprio sapere.

 

Mag 23, 2016 - Senza categoria    No Comments

Marcelle Padovani intervista Giovanni Falcone

L’ articolo che  segue viene tratto da un’intervista realizzata dalla  nota giornalista francese che si occupa della vita politica Italiana MARCELLE PADOVANI al magistrato GIOVANNI FALCONE.

L’incontro avvenne in un clima abbastanza scherzoso, infatti la stessa giornalista definisce quest’intervista’ ” la testimonianza” che dimostra il magistrato Giovanni Falcone  semplicemente un servitore dello Stato in “Terra infidelium”. Si tratta dunque piuttosto di un momento di riflessione non una lezione .Nonostante il distacco da una vita “normale” ,adesso si trattava di una vita alternata tra auto blindate, dalle lunghe notti a leggere e rileggere le deposizioni dei pentiti dietro le pesanti tende di una stanza superprotetta,non si atteggia da eroe. E solo un’uomo. Nella stessa intervista il magistrato fece un’osservazione 《 Dopo anni di duro lavoro le cose cambieranno. Abbiamo poco tempo per sfruttare le conosce acquisite Dopodiché, tutto sarà dimenticato, di nuovo scendera’ la nebbia. Perché le informazioni invecchiano e i metodi di lotta devono essere continuamente aggiornati.》  ripeté  instancabilmente Falcone. L’intera intervista  ruoto’  intorno a Cosa Nostra ai suoi protagonisti di allora, il clima nel capoluogo siciliano era diverso, dove il bene e il male si esprimevano in modo ugualmente eccessivo, si respirava un senso di stanchezza , il suo forte desiderio di ritornare alla normalità. Dopo tutti questi anni di distanza dalla sua morte il pensiero quest’oggi torna a quell’uomo che pur sapendo della sua morte imminente non fece un passo indietro. Falcone aveva sempre risposto con serenità:《 Il pensiero della morte mi accompagna ovunque . Ma, come dece Montaigne, diventa presto una seconda natura. Certo, si sta sul chi vive, si calcola, si osserva, ci si organizza, si evitano le abitudini ripetitive. Ma si acquista anche una buona dose di fatalismo, in fondo si muore per tanti motivi》. I giornalisti di quegli anni di passaggio a Palermo avevano più volte cercato di capire come viveva. Era solo un’uomo come tanti, la sua vera forza stava nel rispettare il proprio Credo nella giustizia. In fondo, l’ironia sulla morte fa parte del retaggio culturale Siciliano.  Leonardo Sciascia ne era maestro.

“L’intera Sicilia è una dimensione fantastica.  Come si fa a viverci senza immaginazione?”

L.Sciascia

Una mia riflessione personale “L’eredità del giudice Falcone non deve essere cancellata, il suo ricordo va mantenuto sempre vivo solo così non sarà morto invano.”

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