Ott 15, 2019 - Senza categoria    No Comments

INTERVISTA A STEFANIA AUCI

 

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La Finestra della Letteratura ha intervistato Stefania Auci, l’autrice del romanzo rivelazione del 2019 che ha conquistato il mondo con “I leoni di Sicilia”. Desidero innanzitutto ringraziare Stefania per la sua disponibilità mostrata nel concedermi questa intervista. Stefania Auci, Trapanese di nascita e palermitana d’adozione, Stefania con Palermo ha un rapporto d’amore intenso che si rispecchia nelle appassionate ricerche da lei condotte per scrivere la storia dei Florio.  Dopo la laurea ha iniziato a lavorare in uno studio legale prima di dedicarsi all’insegnamento. Sin dai tempi dell’università si è dilettata nello scrivere fino alla pubblicazione del suo primo romanzo, Florence, nel 2015. Due anni dopo è seguito il saggio La cattiva scuola scritto con Francesca Maccani.  Il successo è giunto con la pubblicazione de I leoni di Sicilia, dapprima negli Stati Uniti, in Germania, Francia, Paesi Bassi e Spagna. Soltanto nel 2019 è stato pubblicato in Italia dall’Editrice Nord, e opzionato per una serie televisiva.

D: In un ideale romanzo storico qual è la ricetta perfetta? Quanta Storia e quanta fantasia? 

R: Non esiste secondo me una ricetta perfetta, esiste il modo in cui l’autore vuole rappresentare la storia il modo che può essere più o meno armonico e quindi dipende dall’idea che vuole dare, sé preferisce privilegiare più la storia narrerà più eventi storici, se invece preferisce dare la prevalenza agli aspetti strettamente personali quindi a tutto ciò che ha che fare con la personalità con il carattere del personaggio, allora ovviamente darà la precedenza all’aspetto umano. Però a mio avviso non esiste la “ricetta ideale”, esiste il modo in cui l’autore vede la storia e poi lo narra appunto.

D: A quale personaggio del libro ti senti più vicina? E perché? 

R: Non posso dire che ci sia un solo personaggio a cui mi sento più particolarmente vicina ci sono degli aspetti della personalità che un’po’ condivido con ciascuno di loro. Per esempio la pazienza di Ignazio, sicuramente la condivido molto però non esiste “il personaggio” assoluto cui io mi sento più vicina rispetto ad altri forse a livello affettivo Vincenzo, ma in realtà molti aspetti del carattere sono un’po’ davvero suddivisi l’uno rispetto all’altra.

D: Come si passa dall’avere un’idea allo scrivere un romanzo? 

R: In realtà, è un creare. Io almeno personalmente sono una persona abbastanza quadrata, abbastanza decisa, nel senso che  quando ho in testa una storia e questa storia è ben delineata la metto su carta creando una sinossi molto lunga quindi tutta una serie di passaggi, che mi fanno capire se effettivamente c’è una tenuta solida della storia se non ci sono buchi narrativi ,però la sinossi significa anche scrivere e riscrivere, quindi non è un processo così lineare e un processo per tentativi ed errori per continua ricerca della soluzione migliore. Ancora una volta dipende molto dal come uno si sente di fare le cose, io conosco autori per esempio che fanno la descrizione di scena per scena, e c’è ne sono altri che invece danno delle sinossi di massima di mezza pagina e si sentono sollevati è a posto. Io personalmente sono per un’po’ per il giusto mezzo, quindi la sinossi accurata ma non troppo dettagliata.

D: Che stile adotti nel Tuo scrivere, leggi molto? 

R: Leggo tantissimo, leggo di tutto, non ho un genere preferito cerco di essere il più possibile vasta, mobile, passo dai classici ai romanzi un’po’ più innovativi. leggo sia autori Italiani che stranieri non leggo in lingua purtroppo ma perché non né ho le capacità, cioè sarei troppo lenta per poter leggere in lingua straniera. Però mi piace molto insomma, laddove è possibile accostarmi a testi che abbiano avuto come traduttore magari una persona che sia già a sua volta uno scrittore perché proprio mi piace vedere l’effetto che fa, non ho un genere preferito per me la cosa importante è che sia un libro scritto bene.

D: Quale scrittore della letteratura Siciliana ti ispira maggiormente? 

R: Allora anche lì, in realtà pesco un’po’da molti autori e da molti caratteri. Non c’è proprio un autore che posso dire abbia pesantemente contraddistinto la mia scrittura per certi aspetti mi sento vicina a Sciascia per altri aspetti mi sento vicina a Tomasi di Lampedusa. Cerco di pescare quello che è il più possibile affine al mio carattere alla scrittura anche se il mio come dire.. la mia area di pertinenza non è tanto la scrittura Siciliana quanto piuttosto quella Anglosassone mi sento abbastanza più vicina agli autori Inglesi.

D: Qual è il tuo pubblico ideale? A che lettore pensi quando scrivi? 

R: Io non credo di avere un pubblico ideale. Io scrivo essenzialmente l’ho detto tante volte, scrivo i romanzi che mi piacerebbe leggere e l’ho sempre fatto di questo è una colpa o una cosa buona dipende un’po’ dalle prospettive. A me non interessa tanto posizionare o selezionare il mio pubblico. M’ interessa che il mio pubblico ami quello che leggo, e che soprattutto lo apprezzi e poi davvero, cioè la cosa più importante è che si legga, non importa cosa, non importa come, non importa quanto, ma la cosa più importante è che si legga, che le persone leggano.

D: Progetti per il futuro?

R: Intanto finire la dilogìa dei Florio. E poi riposarmi (sorride), che sono piuttosto stanca. A parte tutto, finire bene questo secondo volume di lavorarlo in maniera adeguata e di dare il giusto lustro a questa famiglia tramite la mia scrittura e poi per il futuro come dicevo appunto un’po’ di riposo finalmente. E poi vedremo, il futuro ci aspetta!

 

Intervista a cura di C.L

 

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INTERVISTA A STEFANIA AUCIultima modifica: 2019-10-15T11:12:35+02:00da caterina817
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