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Mag 23, 2019 - Senza categoria    No Comments

Le riflessioni di Virginia Woolf su Jane Austen

Senza volersene vantare o arrecare dolore al sesso opposto, possiamo dire che Orgoglio e pregiudizio è un buon libro. E comunque non ci sarebbe stato nulla di cui vergognarsi ad essere còlti nell’atto di scrivere Orgoglio e pregiudizio. Eppure Jane Austen era felice che un cardine della porta cigolasse, perché così poteva nascondere il suo manoscritto prima che qualcuno entrasse nella stanza. Per Jane Austen vi era qualcosa di disdicevole nello scrivere Orgoglio e pregiudizio.
E dunque, mi chiedevo, Orgoglio e Pregiudizio sarebbe stato un romanzo migliore se Jane Austen non avesse ritenuto necessario nasconderne il manoscritto allo sguardo dei visitatori? Ne lessi una pagina o due per capire; ma non riuscii a trovare alcun segno del fatto che le condizioni materiali della vita dell’autrice ne avessero in minima parte danneggiato il lavoro. Ed era quello, forse, il vero miracolo della sua opera. Ecco una donna, agli inizi dell’Ottocento, che scriveva senza odio, senza amarezza, senza paura, senza protestare, senza far prediche. La stessa condizione nella quale scriveva Shakespeare, pensavo, guardando il testo di Antonio e Cleopatra. E quando alcuni paragonano Shakespeare a Jane Austen, forse intendono dire che ambedue erano riusciti a dissolvere nella mente ogni ostacolo; ed è per questa ragione che non conosciamo Jane Austen e non conosciamo Shakespeare, ed è per questa ragione che Jane Austen pervade di sé ogni parola che ha scritto, proprio come fa Shakespeare. Se qualcosa faceva soffrire Jane Austen, questa era la ristrettezza della vita che le veniva imposta. Era impossibile per una donna andarsene in giro da sola. Lei non viaggiò mai. Non attraversò mai Londra su un omnibus, né mai fece colazione da sola in un locale pubblico. Ma forse era nella natura stessa di Jane Austen non desiderare ciò che non aveva. Il suo genio e le condizioni della sua vita si accordavano completamente. Conosceva esattamente le sue capacità e quali temi vi si addicessero per poterli trattare come deve uno scrittore che mira alto. C’erano impressioni che restavano fuori del suo territorio; emozioni che nessuno sforzo o artificio le sue risorse avrebbero potuto coprire. Per esempio, non era in grado di far parlare con entusiasmo una ragazza di argomenti politici o religiosi. Non era in grado di aprirsi con partecipazione totale a un momento romantico. Usava ogni mezzo per evitare scene di passione. Si rivolgeva alla natura in un modo obliquo, tutto suo. Sa descrivere una notte bellissima senza nominare una volta la luna. Nonostante questo, quando leggiamo le poche frasi formali sulla “brillantezza di una notte senza nubi e il contrasto creato dalle ombre profonde degli alberi”, la notte diventa all’improvviso “solenne, e pacifica, e splendida” così come, con semplicità, lei la definisce.

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