Ott 27, 2016 - Senza categoria    No Comments

LA SCRITTRICE DI NEW YORK SICILIANA DA OLTRE CINQUANT’ANNI.

 

Inoltrandosi nel verde dei campi della Sicilia Occidentale, costeggiata dai  vigneti e casolari,  alberi secolari e il profumo degli agrumi.  In questo scenario naturale, vive la scrittrice Mary Taylor Simeti, che di questo posto ha fatto il suo luogo d’ elezione, il punto di partenza e d’ arrivo al tempo stesso del suo viaggio nell’ universo siciliano. Lei che è nata e cresciuta a New York, ha cominciato a capire questa terra e, forse, a sentirsi Siciliana «Questa è una regione difficile da capire, da interpretare, va scavata a fondo, va esplorata» dice, iniziando a raccontare questa sua avventura esistenziale e culturale alla scoperta della Sicilia. Da queste sue parole tratte da un’intervista fatta qualche anno fa per un noto quotidiano Italiano mi viene in mente di citare una frase del romanzo Il Gattopardo:” Siamo vecchi, Chevalley, vecchissimi. Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori, nessuna germogliata da noi stessi” in queste parole vengono racchiuse i veri ideali di un Siciliano. Ritornando alla scrittrice Mary Taylor Simeti, la sua  avventura  dura da oltre cinquant’anni  : “Era il 1962, si era da poco laureata in Storia medievale ad Harvard con una tesi su Federico II ed era già stata in Puglia. Negli Stati Uniti erano gli anni di Kennedy e delle grandi speranze, molti giovani si dedicavano al volontariato nei paesi del Terzo Mondo. Lei  invece era molto attratta dalla Sicilia… ” « Nel frattempo aveva  conosciuto Tonino Simeti, il suo futuro marito. Decise così di stabilirsi  in Sicilia, anche se pensava di viaggiare per  occuparsi di solidarietà internazionale. La morte del fratello maggiore di Tonino li costrinsi ad occuparsi  dell’ azienda agricola di famiglia». Per Mary comincia una nuova stagione della sua vita in Sicilia. «Non aveva molto interesse per la campagna  a poco a poco però cominciò ad appassionarsi. Dopo il terremoto del ’68 decisero  di ristrutturare l’antica casa rurale di famiglia e di trasferirsi  li. Mary riscopre così il senso delle stagioni, il calendario agrario e gastronomico, i riti della cultura contadina. Gira per i paesi e le città della Sicilia, studia le tradizioni popolari, i monumenti, la cucina, cercandone i riscontri letterari nei resoconti dei viaggiatori del Gran Tour, da Anatole France a Goethe, a Brydone. Tutto questo, nel corso degli anni, diventa il suo bagaglio culturale e quando, quasi per caso, le chiedono di accompagnare un gruppo di suoi connazionali in giro per la Sicilia, Mary scopre di avere molte cose da dire. La strada è segnata: raccontare la Sicilia agli americani diventa il suo nuovo impegno. Nasce l’ idea di un libro in cui intrecciare le esperienze personali con le vicende storiche siciliane, la bellezza dei paesaggi con le contraddizioni sociali. dice lei:  «Scrivevo per me stessa, annotando informazioni e riflessioni sulla Sicilia. Un libro, ma di altro genere, lo avevo già pubblicato con l’ editore Armando nel ’75, un libro per ragazzi, la storia di un bambino siciliano, Sariddu, che vive a Milano tra mille difficoltà d’ inserimento. Cominciai il mio diario sulla Sicilia nel 1981. Dopo tra anni lo proposi a un primo editore americano che lo rifiutò sostenendo che i libri sulla Sicilia negli Stati Uniti non tiravano. Lo pubblicò invece l’ editore Alfred Knopf di New York nel 1986 col titolo “On Persephone’ s Island”. Da allora ne sono uscite tre edizioni in America e tre in Gran Bretagna e ne sono state vendute oltre cinquantamila copie». Il libro è un affresco della realtà siciliana, una sintesi di feste e di tragedie, ci sono dentro le processioni religiose, gli itinerari più suggestivi e gli omicidi Chinnici, La Torre e Dalla Chiesa, il terremoto del Belice e la nuova Gibellina di Ludovico Corrao, gli spettacoli classici di Segesta e i canti dei tonnaroti. «Il titolo è una citazione di Pindaro, rimanda al mito di Persefone, figlia di Zeus e Demetra e sposa di Ade, dea del calendario, figura emblematica dell’ alternanza tra estate e inverno, divisa per sempre tra due mondi». Sulla scia del libro Mary Taylor Simeti continua a proporre mete e miti di Sicilia ai suoi lettori americani. Lo fa per il “New York Times”. «è capitato che alcuni turisti siano venuti in Sicilia con i ritagli dei suoi articoli, in cerca del  barocco siciliano, il cibo di strada sono alcuni dei motivi di richiamo turistico descritti dalla scrittrice nelle sue corrispondenze. «Sulla storia della cucina siciliana, che è davvero gloriosa, ha scritto un libro, rifacendosi a romanzi e diari di viaggio e rintracciando antiche ricette. La gastronomia come oggetto di indagine storica è materia recente. Fino agli anni Ottanta, specie negli Usa, non se ne parlava molto. Oggi questo settore ha davvero una grande potenzialità di sviluppo, c’ è molta curiosità per la cucina tradizionale, così come per l’ agricoltura biologica. Il filo delle sue ricerche gastronomiche Mary Taylor si è spesso imbattuta anche in vicende umane particolari. Come quella di Maria Grammatico, la regina della tradizione dolciaria ericina, protagonista di una difficile esperienza di vita con i suoi quindici anni trascorsi nell’ istituto religioso San Carlo di Erice: tutta l’ adolescenza e buona parte della giovinezza vissute in povertà e in clausura, quasi fuori dal mondo, prima dell’ emancipazione sociale ed economica. Mary Taylor ne ha raccolto la testimonianza, pubblicandone la storia nel ’94, sempre in inglese. Il libro, che in America ha venduto migliaia di copie ed è stato recensito anche dal “Washington Post”, è stato pubblicato in Italia, poche settimane fa, col titolo “Mandorle amare” dall’ editore Flaccovio. «Non è una semplice traduzione – precisa la scrittrice – ma una vera e propria rielaborazione del testo inglese. è un racconto-intervista, in cui ricostruisco una storia dura, sofferta, una storia molto siciliana». Dalla vicenda reale di una donna dei nostri tempi a quella un po’ romanzata di una regina del Medioevo. Questa donna evoca immagini e ritmi di vita d’ altri tempi. «Venire a vivere in questa casa è stato per me un punto di svolta – ripete Mary Taylor Simeti – Qui ho capito che in Sicilia avrei messo radici». E come darle torto, io in primis essendo Siciliana capisco perfettamente la sua scelta!!

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LA SCRITTRICE DI NEW YORK SICILIANA DA OLTRE CINQUANT’ANNI.ultima modifica: 2016-10-27T18:15:57+02:00da caterina817
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