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Mag 1, 2016 - Senza categoria    No Comments

LA LINGUA DEGLI SCRITTORI NELLA PRIMA METÀ DELL’OTTOCENTO.

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Una lingua per scrivere e una per parlare. Nella prima metà del secolo scorso gli scrittori e gli uomini di cultura adoperavano certamente l’italiano,ma si trattava di una lingua che il vasto pubblico della media borghesia non capiva o capiva poco. Infatti, l’italiano di allora era la lingua delle letteratura, modellata fondamentalmente sull’uso dei grandi scrittori del passato, i quali avevano sempre scritto,fatte poche eccezioni per un pubblico ristretto di intenditori. Non esisteva una lingua italiana comune,cioè parlata e capita da tutti. Gli stessi scrittori nelle conversazioni con i familiari e con gli amici parlavano il dialetto delle loro città,come accadeva al Manzoni, ad esempio il quale abitualmente parlava il milanese.Ad un certo punto si sente l’esigenza di usare una lingua comune proprio come avevano fatto già in precedente altri paesi cui la Francia,Spagna,Germania, Inghilterra.Tra le varie proposte avanzate ebbe la meglio quella di Alessandro Manzoni,secondo il quale il modello da seguire per giungere alla formazione di una lingua nazionale,doveva essere “ il fiorentino parlato dalle persone colte”. Perché questa scelta? Senz’altro dovuta dal fatto che era sempre stata considerata per ragioni storiche e culturali.

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