Mag 20, 2016 - Senza categoria    No Comments

Nikolaj Vasil’evič Gogol’

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Nikolaj Vasil’evič Gogol’ nacque il 20 marzo 1809 a Velyki Soročynci, villaggio nell’oblast’ di Poltava, allora governatorato russo in territorio ucraino, da una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Il padre fu scrittore di commedie in lingua ucraina, mentre la madre aveva una forte personalità, era una donna austera e una fervente religiosa. Gogol’ crebbe a Vasilevka, presso una delle proprietà del padre.

Nel 1829, assunto lo pseudonimo di V. Alov, pubblicò il Ganc Kjuchel’garten, idillio in versi iniziato nel 1827, subito stroncato dalla critica. In reazione alle critiche negative, Gogol’ comprò tutte le copie della rivista su cui era stata pubblicata la sua opera e le bruciò. Partì allora per l’estero, visitò la Germania, specialmente Lubecca e Amburgo nel 1829; durante il suo viaggio incorse in alcune difficoltà economiche che lo costrinsero a chiedere l’aiuto della madre. Tornò a Pietroburgo e si occupò degli immobili pubblici, prima, e dei beni patrimoniali, poi.

Nel 1831 conobbe il poeta Aleksandr Puškin e nello stesso anno pubblicò la prima opera di successo Veglie alla fattoria presso Dikan’ka, e diverse opere: La fiera di Soročincy, La sera della vigilia di Ivan Kupalo, La notte di maggio (o L’annegata) e La lettera smarrita. Nel 1832 pubblicò il secondo volume delle Veglie alla fattoria presso Dikan’ka e, durante un suo soggiorno a Mosca, conobbe molti intellettuali quali Michail Petrovič, Sergej Timofeevič Aksakov e Michail Nikolaevič Zagoskin. Nel 1834 fu nominato Professore aggiunto di Storia (tratta specialmente quella ucraina) all’Università di Pietroburgo.Nel 1835 pubblica gli Arabeschi, La prospettiva Nevskij, Il ritratto e Mirgorod, una raccolta di racconti in due parti; inoltre “per motivi organizzativi” non gli fu rinnovato l’incarico di Professore (attività in cui, comunque, non eccelleva e che non gradiva particolarmente. Le sue lezioni erano definite «noiose» dagli allievi, e lo stesso Gogol’ disse: «ignorato sono salito sulla cattedra, e ignorato ne discendo»), così, nel 1836, si dedicò febbrilmente alla produzione di racconti, pubblicati sul Sovremennik (Il contemporaneo). Tra questi racconti spiccano: Il calesse, Il mattino di un funzionario, Il Revisore e l’articolo Della letteratura nelle riviste del 1834-1835. Benché accolti favorevolmente da una piccola parte della critica (tra cui vi era Belinskij), specialmente Il Revisore viene attaccato dalla maggior parte dei critici, in particolar modo da quelli schierati politicamente a sinistra. In aprile va in scena L’Ispettore Generale, che costituì uno snodo importante nella sua vita. Deluso infatti per il magro successo della commedia a Pietroburgo, al quale comunque fece da contraltare il buon responso moscovita, Gogol’ decise di mettersi in viaggio verso l’Europa, dove soggiornò a lungo.

Gogol’ comincia la stesura del primo volume de Le anime morte verso la metà del 1835 e finisce alla fine del 1841. Il libro esce nel maggio del 1842, con il titolo Le Avventure di Čičikov. Il cambiamento del titolo e qualche altra modifica erano stati imposti dalla commissione di censura di Pietroburgo, dopo che quella moscovita (alla quale Gogol’ aveva sottoposto, in un primo momento, il manoscritto) non aveva concesso il visto, dal momento che l’anima è immortale e perciò non possono esistere anime morte.

Le anime morte:

È un’opera davvero tormentata, incompiuta a causa della prematura morte dell’autore. L’opera risulta essere un realistico e preciso dipinto della Russia contadina e zarista, tutta imbrigliata in un complicatissimo apparato burocratico ereditato dalle riforme di Pietro il Grande. L’intenzione dell’autore era quella di realizzare, più che un romanzo, un vero e proprio poema: affascinato e colpito in modo eccezionale dalla lettura di Dante durante il suo soggiorno in Italia, Gogol’ voleva realizzare un’opera in tre libri, tutta improntata a vero spirito russo. Essa infatti contiene in sé veri e propri momenti lirici enfatizzati dal romanticismo di Gogol’. Il realismo di Gogol’, con un’ironia di stampo “petroniano”, raggiunge livelli mai visti prima.

Gogol’ brucia il manoscritto della seconda parte di “Le anime morte”, dipinto di Repin, 1909

A ragione Dostoevskij individuerà in lui il padre della letteratura russa che tanto successo ebbe nella seconda metà dell’Ottocento. Il romanzo presenta una sfilza di personaggi provenienti da ogni classe sociale, privi di ogni spirito etico, tutti protesi verso piaceri e ricchezze: la cultura europea aveva grandemente influenzato il modo di vivere dei russi. Tale aridità spirituale si concretizza nel commercio delle “anime morte” da parte del protagonista Čičikov con il fine di arricchire i propri possedimenti, privilegio riservato a chi dimostrava di avere un certo numero di servi della gleba.

Ancora una volta richiamando Petronio, si può dire che solo attraverso una commedia satirica Gogol’ permette al lettore di trovarsi faccia a faccia con questa realtà eticamente spoglia, in tal modo evidenziandone tutti i guasti e i difetti.

Nikolaj Vasil’evič Gogol’ultima modifica: 2016-05-20T22:44:23+02:00da caterina817
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