Archive from maggio, 2016
Mag 30, 2016 - Senza categoria    No Comments

Anna Karenina

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Anna Karenina è un romanzo di Lev Tolstoj che fu pubblicato per la prima volta nel 1877. Il romanzo apparve inizialmente a puntate sul periodico Il messaggero russo a partire dal 1875, ma nel 1877 gli venne pubblicato solo un sunto di poche righe della fine del romanzo e Tolstoj, che lì aveva preso delle posizioni antinazionaliste, fu costretto a far pubblicare a proprie spese e separatamente l’ottava parte.Tolstoj vedeva in questo libro, considerato un capolavoro del realismo, il suo primo vero romanzo. Per la stesura di Anna Karenina egli trasse ispirazione da I racconti di Belkin dello scrittore e poeta russo Aleksandr Sergeevič Puškin. Nel 1887 lo stesso Tolstoj circa l’inizio di Anna Karenina affermò di avere immaginato, mentre era sdraiato sul divano, un «nudo gomito femminile di un elegante braccio aristocratico» e che da lì fu così perseguitato da quell’immagine da doverne creare un’incarnazione. Sebbene la maggior parte della critica russa stroncasse il romanzo fin dalla prima pubblicazione, definendolo «un romanzo frivolo dell’alta società», secondo lo scrittore russo Fëdor Michajlovič Dostoevskij «Anna Karenina in quanto opera d’arte è la perfezione… e niente della letteratura europea della nostra epoca può esserle paragonato». La sua opinione fu condivisa da Vladimir Vladimirovič Nabokov, che lo definì «il capolavoro assoluto della letteratura del XIX secolo>>

 

 

“Lui aveva detto proprio quello che il suo cuore voleva sentire e che la sua ragione temeva”.

 -dal libro “Anna Karenina” di Lev Tolstoj-

 

Mag 28, 2016 - Senza categoria    No Comments

chi ha “influenzato” chi?

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Che Shakespeare abbia influenzato gran parte della produzione letteraria degli autori che l’hanno succeduto, non è una novità. Ma sapevate che Virgina Woolf ha influenzato stilisticamente Toni Morrison o che Carver si è ispirato a Kafka?

Books on the wall, azienda che crea poster utilizzando l’intero testo di alcuni tra i romanzi più famosi, ha svelato i legami tra le opere di 29 tra i romanzieri più influenti degli ultimi secoli in un’infografica che è stata recentemente pubblicata da ebook friendly.

Da Dickens a Joan Didion (che è stata influenzata da Hemingway, ma anche da Dostoevskij). E poi Murakami che ha letto Kafka e Carver. Borges invece prendeva a modello Twain, ma poi è stato d’ispirazione per Gabriel Garcia Marquez. I grandi scrittori hanno letto e analizzato le opere dei loro predecessori, ma anche dei contemporanei. Quindi  cari autori perché non prendete  spunto dai grandi autori del passato. Come al solito bisogna seguire l’orma del “maestro” per arricchire il proprio sapere.

 

Mag 23, 2016 - Senza categoria    No Comments

Marcelle Padovani intervista Giovanni Falcone

L’ articolo che  segue viene tratto da un’intervista realizzata dalla  nota giornalista francese che si occupa della vita politica Italiana MARCELLE PADOVANI al magistrato GIOVANNI FALCONE.

L’incontro avvenne in un clima abbastanza scherzoso, infatti la stessa giornalista definisce quest’intervista’ ” la testimonianza” che dimostra il magistrato Giovanni Falcone  semplicemente un servitore dello Stato in “Terra infidelium”. Si tratta dunque piuttosto di un momento di riflessione non una lezione .Nonostante il distacco da una vita “normale” ,adesso si trattava di una vita alternata tra auto blindate, dalle lunghe notti a leggere e rileggere le deposizioni dei pentiti dietro le pesanti tende di una stanza superprotetta,non si atteggia da eroe. E solo un’uomo. Nella stessa intervista il magistrato fece un’osservazione 《 Dopo anni di duro lavoro le cose cambieranno. Abbiamo poco tempo per sfruttare le conosce acquisite Dopodiché, tutto sarà dimenticato, di nuovo scendera’ la nebbia. Perché le informazioni invecchiano e i metodi di lotta devono essere continuamente aggiornati.》  ripeté  instancabilmente Falcone. L’intera intervista  ruoto’  intorno a Cosa Nostra ai suoi protagonisti di allora, il clima nel capoluogo siciliano era diverso, dove il bene e il male si esprimevano in modo ugualmente eccessivo, si respirava un senso di stanchezza , il suo forte desiderio di ritornare alla normalità. Dopo tutti questi anni di distanza dalla sua morte il pensiero quest’oggi torna a quell’uomo che pur sapendo della sua morte imminente non fece un passo indietro. Falcone aveva sempre risposto con serenità:《 Il pensiero della morte mi accompagna ovunque . Ma, come dece Montaigne, diventa presto una seconda natura. Certo, si sta sul chi vive, si calcola, si osserva, ci si organizza, si evitano le abitudini ripetitive. Ma si acquista anche una buona dose di fatalismo, in fondo si muore per tanti motivi》. I giornalisti di quegli anni di passaggio a Palermo avevano più volte cercato di capire come viveva. Era solo un’uomo come tanti, la sua vera forza stava nel rispettare il proprio Credo nella giustizia. In fondo, l’ironia sulla morte fa parte del retaggio culturale Siciliano.  Leonardo Sciascia ne era maestro.

“L’intera Sicilia è una dimensione fantastica.  Come si fa a viverci senza immaginazione?”

L.Sciascia

Una mia riflessione personale “L’eredità del giudice Falcone non deve essere cancellata, il suo ricordo va mantenuto sempre vivo solo così non sarà morto invano.”

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Mag 20, 2016 - Senza categoria    No Comments

Nikolaj Vasil’evič Gogol’

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Nikolaj Vasil’evič Gogol’ nacque il 20 marzo 1809 a Velyki Soročynci, villaggio nell’oblast’ di Poltava, allora governatorato russo in territorio ucraino, da una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Il padre fu scrittore di commedie in lingua ucraina, mentre la madre aveva una forte personalità, era una donna austera e una fervente religiosa. Gogol’ crebbe a Vasilevka, presso una delle proprietà del padre.

Nel 1829, assunto lo pseudonimo di V. Alov, pubblicò il Ganc Kjuchel’garten, idillio in versi iniziato nel 1827, subito stroncato dalla critica. In reazione alle critiche negative, Gogol’ comprò tutte le copie della rivista su cui era stata pubblicata la sua opera e le bruciò. Partì allora per l’estero, visitò la Germania, specialmente Lubecca e Amburgo nel 1829; durante il suo viaggio incorse in alcune difficoltà economiche che lo costrinsero a chiedere l’aiuto della madre. Tornò a Pietroburgo e si occupò degli immobili pubblici, prima, e dei beni patrimoniali, poi.

Nel 1831 conobbe il poeta Aleksandr Puškin e nello stesso anno pubblicò la prima opera di successo Veglie alla fattoria presso Dikan’ka, e diverse opere: La fiera di Soročincy, La sera della vigilia di Ivan Kupalo, La notte di maggio (o L’annegata) e La lettera smarrita. Nel 1832 pubblicò il secondo volume delle Veglie alla fattoria presso Dikan’ka e, durante un suo soggiorno a Mosca, conobbe molti intellettuali quali Michail Petrovič, Sergej Timofeevič Aksakov e Michail Nikolaevič Zagoskin. Nel 1834 fu nominato Professore aggiunto di Storia (tratta specialmente quella ucraina) all’Università di Pietroburgo.Nel 1835 pubblica gli Arabeschi, La prospettiva Nevskij, Il ritratto e Mirgorod, una raccolta di racconti in due parti; inoltre “per motivi organizzativi” non gli fu rinnovato l’incarico di Professore (attività in cui, comunque, non eccelleva e che non gradiva particolarmente. Le sue lezioni erano definite «noiose» dagli allievi, e lo stesso Gogol’ disse: «ignorato sono salito sulla cattedra, e ignorato ne discendo»), così, nel 1836, si dedicò febbrilmente alla produzione di racconti, pubblicati sul Sovremennik (Il contemporaneo). Tra questi racconti spiccano: Il calesse, Il mattino di un funzionario, Il Revisore e l’articolo Della letteratura nelle riviste del 1834-1835. Benché accolti favorevolmente da una piccola parte della critica (tra cui vi era Belinskij), specialmente Il Revisore viene attaccato dalla maggior parte dei critici, in particolar modo da quelli schierati politicamente a sinistra. In aprile va in scena L’Ispettore Generale, che costituì uno snodo importante nella sua vita. Deluso infatti per il magro successo della commedia a Pietroburgo, al quale comunque fece da contraltare il buon responso moscovita, Gogol’ decise di mettersi in viaggio verso l’Europa, dove soggiornò a lungo.

Gogol’ comincia la stesura del primo volume de Le anime morte verso la metà del 1835 e finisce alla fine del 1841. Il libro esce nel maggio del 1842, con il titolo Le Avventure di Čičikov. Il cambiamento del titolo e qualche altra modifica erano stati imposti dalla commissione di censura di Pietroburgo, dopo che quella moscovita (alla quale Gogol’ aveva sottoposto, in un primo momento, il manoscritto) non aveva concesso il visto, dal momento che l’anima è immortale e perciò non possono esistere anime morte.

Le anime morte:

È un’opera davvero tormentata, incompiuta a causa della prematura morte dell’autore. L’opera risulta essere un realistico e preciso dipinto della Russia contadina e zarista, tutta imbrigliata in un complicatissimo apparato burocratico ereditato dalle riforme di Pietro il Grande. L’intenzione dell’autore era quella di realizzare, più che un romanzo, un vero e proprio poema: affascinato e colpito in modo eccezionale dalla lettura di Dante durante il suo soggiorno in Italia, Gogol’ voleva realizzare un’opera in tre libri, tutta improntata a vero spirito russo. Essa infatti contiene in sé veri e propri momenti lirici enfatizzati dal romanticismo di Gogol’. Il realismo di Gogol’, con un’ironia di stampo “petroniano”, raggiunge livelli mai visti prima.

Gogol’ brucia il manoscritto della seconda parte di “Le anime morte”, dipinto di Repin, 1909

A ragione Dostoevskij individuerà in lui il padre della letteratura russa che tanto successo ebbe nella seconda metà dell’Ottocento. Il romanzo presenta una sfilza di personaggi provenienti da ogni classe sociale, privi di ogni spirito etico, tutti protesi verso piaceri e ricchezze: la cultura europea aveva grandemente influenzato il modo di vivere dei russi. Tale aridità spirituale si concretizza nel commercio delle “anime morte” da parte del protagonista Čičikov con il fine di arricchire i propri possedimenti, privilegio riservato a chi dimostrava di avere un certo numero di servi della gleba.

Ancora una volta richiamando Petronio, si può dire che solo attraverso una commedia satirica Gogol’ permette al lettore di trovarsi faccia a faccia con questa realtà eticamente spoglia, in tal modo evidenziandone tutti i guasti e i difetti.

Mag 20, 2016 - Senza categoria    No Comments

Letteratura Russa Antica&Moderna

 

 Letteratura  Russa Antica

 Proviene principalmente dalla Rus’ di Kiev ed è prevalentemente rappresentata dalla traduzione in paleoslavo di letteratura bizantina, soprattutto religiosa e generalmente anonima.

Si considera punto di partenza della letteratura russa il componimento Discorso sulla Legge e sulla Grazia, risalente all’XI secolo per opera di Ilarione di Kiev.

Il modello annalistico bizantino viene utilizzato per le poche opere scritte in russo antico che ci sono note:

il racconto del Pellegrinaggio in Palestina del priore Daniil Palomnik (1107);

le Cronache kijeviane rielaborate dal monaco Nestor nel 1113 con il titolo di Cronaca dei tempi passati, e successivamente da Silvestr’ l’anonimo Canto della schiera di Igor da cui Aleksandr Borodin trasse il libretto della sua opera Il Principe Igor, la più nota del periodo, il cui manoscritto fu pubblicato per la prima volta nel 1800.

Il racconto in lingua slava poggia sulla tradizione orale delle byliny, canti epici nel cui racconto si stratificarono, lungo i secoli, tradizioni pagane, memorie tribali e influenze della letteratura cristiana bizantina. Questi racconti furono diffusi dai cantastorie in tutta l’area slava fin dall’XI secolo, e solo dall’inizio del XIX secolo cominciarono a circolare in forma scritta, divenendo poi oggetto di appassionati studi filologici.

 

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Letteratura Russa Moderna

La scrittura in russo moderno si afferma solo nel XVII secolo. Se ne considera punto di partenza l’autobiografia del pope Avvakum (moscovita, vescovo tradizionalista morto nel 1682, martire dei conflitti religiosi scatenati dalle riforme del patriarca di Mosca Nikon). Sotto l’influenza di Pietro il grande il paese si occidentalizza. L’uso del russo è facilitato dalla riforma dell’alfabeto cirillico e questo consente l’accesso alla cultura ad un maggior numero di persone, che trova assai apprezzabile l’idea di utilizzare una lingua profana popolare per la letteratura.

La prima generazione letteraria russa compare all’inizio del XVIII secolo, ed è rappresentata da autori come Antioch Dmitrievič Kantemir, (Costantinopoli 1708 – Parigi 1744), Vasilij Kirillovič Tredjakovskij (Astrachan’ 1703 – San Pietroburgo 1768) e Michail Vasil’evič Lomonosov (1711 – 1765), poeta e scienziato, fondatore nel 1755 a Mosca della più grande e antica università russa.

Gavriil Romanovič Deržavin (1743-1816) per la poesia, Aleksandr Petrovič Sumarokov (San Pietroburgo 1717 – Mosca 1777) e Denis Ivanovič Fonvizin (1746-1792), per il teatro, sono coloro che inaugurano generi letterari fino ad allora inesistenti. Nikolaj Michajlovič Karamzin (1766-1826) e Aleksandr Nikolaevič Radiščev (1749-1802) sono i principali sentimentalisti russi. Il Classicismo, all’inizio del XIX secolo, è rappresentato da Ivan Andreevič Krylov (favole), da Aleksandr Sergeevič Griboedov (teatro), e da Vasilij Trofimovič Narežnyj (prosa).

Mag 17, 2016 - Senza categoria    No Comments

Giacomo Leopardi è il suo infinito

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Il conte Giacomo Leopardi, è ritenuto il maggior poeta dell’Ottocento italiano e una delle più importanti figure della letteratura mondiale, nonché una delle principali del romanticismo letterario; la profondità della sua riflessione sull’esistenza e sulla condizione umana di ispirazione sensista e materialista ne fa anche un filosofo di notevole spessore. La straordinaria qualità lirica della sua poesia lo ha reso un protagonista centrale nel panorama letterario e culturale europeo e internazionale, con ricadute che vanno molto oltre la sua epoca.

Leopardi, intellettuale dalla vastissima cultura, inizialmente sostenitore del classicismo, ispirato alle opere dell’antichità greco-romana, ammirata tramite le letture e le traduzioni di Mosco, Lucrezio, Epitteto ed altri, approdò al Romanticismo dopo la scoperta dei poeti romantici europei, quali Byron, Shelley, Chateaubriand, Foscolo, divenendone un esponente principale, pur non volendo mai definirsi romantico. Le sue posizioni materialiste – derivate principalmente dall’Illuminismo – si formarono invece sulla lettura di filosofi come il barone d’Holbach, Pietro Verri e Condillac, a cui egli unisce però il proprio pessimismo, originariamente probabile effetto di una grave patologia che lo affliggeva (forse la malattia di Pott o tubercolosi ossea della colonna vertebrale) ma sviluppatesi successivamente in un compiuto sistema filosofico e poetico:

Il dibattito sull’opera leopardiana a partire dal Novecento, specialmente in relazione al pensiero esistenzialista fra gli anni trenta e cinquanta, ha portato gli esegeti ad approfondire l’analisi filosofica dei contenuti e significati dei suoi testi. Per quanto resi specialmente nelle opere in prosa, essi trovano precise corrispondenze a livello lirico in una linea unitaria di atteggiamento esistenziale. Riflessione filosofica ed empito poetico fanno sì che Leopardi, al pari di Schopenhauer, Kierkegaard, Nietzsche e più tardi di Kafka, possa essere visto come un esistenzialista o almeno un precursore dell’Esistenzialismo.

Qui di seguito troviamo L’infinito,  il primo “idillio” leopardiano.

L’infinito è una delle liriche fondamentali dei Canti di Giacomo Leopardi. Il poeta la scrisse negli anni della sua prima giovinezza a Recanati, sua cittadina natale, nelle Marche. Il poeta si trova davanti a una siepe sul monte Tabor, meta frequente delle sue passeggiate solitarie, ed è portato a vederla come simbolo di tutto ciò che è limitato nell’esperienza e nella conoscenza umana,oltre che implicitamente come simbolo della sua stessa vita che trascorre soffocata in quel piccolo centro di provincia. . L’infinito è un componimento di pura immaginazione,cioè di creazione intuitiva e fantastica,senza le riflessioni ideologiche “ sulla Natura e sulla condizione dell’uomo”. Le stesure definitive risalgono agli anni 1818-1819

 

« Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare. »

 

 

Mag 11, 2016 - Senza categoria    No Comments

I Promessi Sposi

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L’aspirazione del Manzoni a un’arte veramente popolare , che desse lo spazio dovuto alla categoria degli umili e degli oppressi, fornendo insieme una profonda lezione di moralità, trova il pieno raggiungimento nel romanzo.

Mentre all’estero il genere letterario ” romanzo” conosceva da tempo una larga fortuna , in Italia veniva disdegnato dai più come un sottoprodotto  letterario. Il Manzoni, con un atto di grande coraggio, scelse di scrivere un romanzo come opera di maggiore impegno, una volta convintosi che la prosa narrativa aveva in sé grandi possibilità di interessare, e quindi educare, u vasto pubblico.

Gli giovò la lettura dei romanzi storici dell’inglese Walter Scott( 1771- 1832), in particolare Ivanhoe, in quanto gli offrivano un percorso nuovo per l’unione di storia e fantasia, in una prospettiva e in uno spazio ben più ampi di quanto potesse ottenere con un’opera teatrale.

Dopo una prima stesura dal 1821 al 1823 con il titolo Fermo e Lucia ,il Manzoni attese al totale rifacimento del romanzo, che pubblicò nel 1827 con il titolo I Promessi Sposi ( titolo sostituito ,mentre il libro era in corso di stampa, al precedente Gli sposi promessi ) . Esaurita la fase creativa, lo scrittore dedicò circa quindici anni alla revisione linguistica dell’opera.

L’edizione definitiva venne pubblicata a dispense tra il 1840 e il 1842. I Promessi Sposi sono dunque il risultato di una fatica sfibrante del Manzoni, che vi profuse tutte le energie senza risparmio , dagli scrupolosi studi storici all’ideazione, alle due stesure che comportarono tagli rifacimenti, per arrivare alla totale rielaborazione linguistica.

Il romanzo prende avvio dall’impedimento del matrimonio di due filari di seta, Renzo Tramaglino  e Lucia Mondella, ad opera di Don Rodrigo, un signorotto prepotente e spregiudicato che ha facile presa su Don Abbondio, il parroco che dovrebbe celebrare le nozze. Una  storia assai complicata come è  già nota  a tutti i lettori del romanzo.

 

Mag 9, 2016 - Senza categoria    No Comments

Johann Wolfgang Goethe

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Nato a Francoforte nel 1749 deceduto a Weimar. Goethe, il più grande poeta tedesco e uno dei geni universali di tutti i tempi. La formazione artistica iniziale di Goethe avviene nel clima di quello che è il  primo anticipatore del Romanticismo, lo Sturm und Drang (Tempesta e Assalto).  Costituito per lo piu’ da giovani, questo movimento coltivava il gusto della poesia popolare e si batteva per il rinnovamento del teatro, con l’abbandono delle regole classiche per dare libero sfogo alla creativita’ del “genio” che obbedisce solo a se stesso. Ma sul piano pratico i giovani intellettuali dello Sturm und Drang  non ottennero molto, anche perche’ non avevano idee molto chiare, mentre nel campo artistico  e letterario fondarono le premesse teoriche del Romanticismo, che sorgera’ alla fine del secolo appunto in Germania. Uno dei meriti maggiori dello Sturm und Drang consiste senz’altro nell’aver favorito la maturazione giovanile di Goethe.

 CANTO DEGLI  SPIRITI SOPRA L’ACQUA. Questa poesia rappresenta una similitudine che il grande Goethe crea tra l’acqua e l’anima umana.

L’anima dell’uomo

somiglia all’acqua;

essa viene dal cielo,

al cielo sale,

e di nuovo ritorna

sulla terra,

perennemente cangiando.

Sgorga dall’alta

scoscesa roccia

il limpido raggio,

poi ondeggia dolcemente

sul sasso levigato

in una nube di pulviscolo

e, morbidamente accolto,

fluttua come in un velo,

dolce mormorando,

giu’ nel profondo.

Anche se le pietre

s’oppongono alla sua caduta,

furioso spumeggia

di balza in balza

verso l’abisso.

Nel piano letto

s’insinua a valle nella prateria,

e nel placido lago

si deliziano del loro viso

tutti gli astri.

Il vento e’ dell’onda

leggiadro amante;

il vento mescola fino in fondo

l’onde spumeggianti.

oh, come tu somigli all’acqua,

anima dell’uomo!

oh, come tu somigli al vento,

destino umano!

Mag 5, 2016 - Senza categoria    No Comments

L’imperatore innamorato

Mi sono ritrovata a leggere questa lettera d’amore scritta da Napoleone alla sua amata. Nella letteratura sono presenti moltissimi personaggi celebri alle prese con l’amore. Ma questa lettera scritta un mattino del 1795 è degna senza dubbio di un’abile scrittore.

 

“Mi sveglio colmo di te. Il tuo ritratto e il mio ricordo dell’ inebriante serata di ieri

non hanno concesso riposo ai miei sensi. Dolce e incomparabile Josephine,

che strano effetto voi fate sul mio cuore! Siete adirata? Siete triste?

Siete inquieta? L’animo mi si spezza dal dolore, e non v’è tregua per 

il vostro amico.. Ma ve n’è ancora meno per me quando, consegnandovi 

al sentimento profondo che mi domina, attingo dalle vostre labbra,

dal vostro cuore, la fiamma che mi arde.

Questa notte ho capito pienamente che voi non siete il vostro ritratto!

Tu parti a mezzogiorno, ti vedrò fra tre ore. Nell’ attesa, mio dolce amor

accogli un migliaio di baci: Ma non restituirmeli, poiché il mio sangue ne brucerebbe.”

-NAPOLEONE BONAPARTE-

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Mag 4, 2016 - Senza categoria    No Comments

La letteratura nei film di Woody Allen.

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Il cinema di Woody Allen è fatto in gran parte di se stesso: la sua città, le sue tematiche  esistenziali, in poche parole la sua personalità, trasportata in personaggi che lo identificano appieno o che riflettono parte delle sue ipocondrie. Salvo alcune eccezioni (mi viene in mente Criminali da strapazzo o Prendi i soldi e scappa), la middle class è quasi sempre assente, il contesto è quello degli ambienti intellettuali e artistici. Del perché o dell’efficacia di queste scelte si dovrebbe discutere su un ‘idea cinema’ ! Quello che ci interessa è il risvolto letterario della questione.

Considerando le loro inclinazioni (o le loro velleità), i personaggi di Woody leggono! E sono libri che spesso contribuiscono a caratterizzarli. Andando in ordine sparso, prendiamo il protagonista di Match Point, che già all’inizio del film vediamo assorto nella lettura di Delitto e Castigo. ‘Qualche volta gli innocenti vengono trucidanti per un disegno più grande’ dichiara rivolto alle sue vittime, nel momento onirico finale. Che guarda caso è la sintesi della filosofia del protagonista del libro Dostoevskiano, dalla quale però il regista prende le distanze, assumendo nella conclusione un approccio ben più fatalista.

-New York è una città morente, non hai mai letto ‘Morte a Venezia’?
-Ma se non lo hai letto finché non te lo regalai io.
-Si, tu mi regali solo libri con la parola morte nel titolo!
Sono battute prese da Io e Annie. La Venezia descritta da Thomas Mann è una città estraniante, in grado di esaltare lo spirito come di annebbiare la ragione. Difficile il paragone con la città feticcio di Allen; ciò non esclude la tendenza comune in entrambi i personaggi ad essere legati e influenzati quasi morbosamente dal contesto urbano nel quale sono inseriti.’ Sei innamorato di New York: sei un’isola!’

Ancora opere letterarie, questa volta in poesia: Elliot, protagonista di Hannah e le sue sorelle, regala a sua cognata -della quale è segretamente innamorato- un libro di E.E. Cumming. Gli consiglia una pagina in particolare, quella che corrisponde alla poesia ‘ il tuo più tenue sguardo ’. Se la conoscete, capirete che una dedica del genere non può che portare a un epilogo!

Ricordiamo in Manhattan un depresso Woody che, disteso su sofà, elencando a voce alta i motivi per cui vale la pena vivere, ricorda tra questi l’Educazione sentimentale di Flaubert! Oppure nel paradossale Amore e Guerra, film che già dal titolo evoca l’ambientazione zarista, è emblematico un dialogo composto da titoli di libri di Tolstoj e Dostoevskij messi insieme per creare uno scambio di battute quasi sensato.
Fino ad arrivare all’omaggio per eccellenza, vale a dire quel Midnight in Paris nel quale lo scrittore protagonista (è pieno scrittori o aspiranti tali nei suoi film!), ritorna indietro nel tempo per scoprire la Parigi della generation perdue e incontrare tutti i suoi idoli: Hemingway, Fitzgerald, Ezra Pound, la Stein, ecc

 

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