Ott 24, 2020 - Senza categoria    No Comments

ASCOLTAMI ORA di Maricla Pannocchia

 

Libro Ascoltami Ora

BIOGRAFIA

Maricla Pannocchia nel 2014 ha fondato l’Associazione di volontariato Adolescenti e cancro, di cui è Presidente, per offrire supporto sociale, emotivo e psicologico gratuito agli adolescenti e ai giovani adulti da tutta Italia che hanno o hanno avuto il cancro.
Ringrazio l’autrice per avermi inviato la copia digitale!

SINOSSI

“Ascoltami ora – storie di bambini e ragazzi oncologici” è un libro che sa di vita, un insieme di storie che conducono il lettore nel mondo dell’oncologia pediatrica. La prefazione è a cura di Maricla Pannocchia, un’esauriente introduzione per il pubblico alla realtà del cancro in età pediatrica. Il testo è un viaggio emozionante all’interno delle storie di bambini, ragazzi e famiglie che hanno vissuto la realtà del cancro pediatrico. I diritti del libro, uniti alle campagne di crowdfunding collegate, sono devoluti ai progetti di sensibilizzazione dell’Associazione Adolescenti e cancro e al progetto a Pristina (Kosovo) della fondazione Cure2Children ONLUS.
Co-autori del libro: gli autori delle storie presenti nel libro sono ragazzi che hanno avuto il cancro e familiari degli stessi.
Questo libro è in collaborazione con https://www.cure2children.it/
il ricavato sarà devoluto interamente alle famiglie.
Link per acquistare il cartaceo:

http://www.lulu.com/shop/maricla-pannocchia/ascoltami-ora-storie-di-bambini-eragazzi-oncologici/paperback/product-24397634.html

Link per acquistare l’e-book:

http://www.lulu.com/shop/maricla-pannocchia/ascoltami-ora-storie-di-bambini-eragazzi-oncologici/ebook/product-24397643.html

RECENSIONE

È un libro che ti emoziona fino a farti commuovere, immagini i volti di questi bambini e delle loro famiglie e vorresti abbracciarli uno ad uno.
Storie di piccoli guerrieri che c’è l’hanno fatta mentre altri purtroppo no. Un libro forte e profondo che consiglio di leggerlo perché si può veramente imparare tanto attraverso queste storie. Scopri che la vita è davvero un soffio e che niente va sprecato ogni attimo è prezioso e per questo va vissuto intensamente.

Recensione a cura di C.L

Set 27, 2020 - Senza categoria    No Comments

UN PASSO DOPO L’ALTRO «Viaggio nell’Italia che resiste, nonostante tutto»

 

Copertina

È l’alba di una calda giornata di quasi estate. Un treno corre verso sud, ultima tappa di un lungo viaggio che ha portato un giovane giornalista attraverso l’Italia, i suoi volti, le storie di donne e uomini noti e meno noti: un’amicizia che affonda le radici in uno dei capitoli più atroci della Storia; un ragazzino in lotta contro il cambiamento climatico in un piccolo paese del Meridione; un papà che affronta due volte il Coronavirus, da medico e da paziente; la calciatrice della Nazionale alle prese con un segreto troppo a lungo negato. Insieme a queste, altre vite di ordinaria umanità e straordinaria bellezza salgono e scendono idealmente e fisicamente dal treno, raccontandosi stazione dopo stazione. Per arrivare laggiù, in quella terra di frontiera dove, vent’anni fa, uno sconosciuto sindaco calabrese ha immaginato un luogo in cui si incrociano popoli, nazioni, diritti, solidarietà.

 
L’ AUTORE

Lorenzo Tosa, 37 anni, giornalista professionista, da anni si occupa di comunicazione politica e social come consulente, copywriter e addetto stampa. Collabora in Italia con “The Post Internazionale” e in Francia con “Radici”. Nel gennaio del 2019 ha lanciato il suo blog, “Generazione Antigone”: una piazza virtuale in cui racconta le vite di donne e uomini noti e meno noti che, con atti di eroismo o piccoli gesti quotidiani, contribuiscono a costruire un’Italia e un mondo antirazzista, antifascista, antisessista, in difesa dei diritti umani e civili. Con oltre 350mila follower e 18 milioni di persone raggiunte ogni mese, la sua è la terza pagina Facebook personale più seguita in Italia e la prima per trend di crescita, il che lo rende uno degli influencer più seguiti, apprezzati e discussi del web.

 
COSA NE PENSO

Lo stile è semplice e lineare, un racconto nato da una serie di incontri diretti e indiretti tra l’autore e questi straordinari protagonisti, da Liliana e Luciana, Elena, Mailuna, Chiara, Il Dottor Daniele Macchini,fino all’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, e Jasmine storie legate le une alle altre.Va sottolineato il garbo e la sensibilità che Tosa ha dimostrato nel narrare non solo l’aspetto “umano” di ognuno di essi ma soprattutto i loro sentimenti e i loro “pensieri” più intimi e segreti.Questo libro è rivolto a tutte le fasce di età, inoltre ritengo che sarebbe interessante se venisse letto nelle scuole per coinvolgere i ragazzi a riflettere sul razzismo e l’indifferenza che vede vittime milioni di persone o per una scelta sessuale o per il colore della pelle. Il libro chiarisce alcuni aspetti che la società odierna ancora conserva, suggerisce una riflessione ma a volte usa un linguaggio “simbolico” o “particolare” perché i comportamenti razzisti o non razzisti si apprendono con l’educazione, quindi, bisogna essere guidati nell’apprendimento di un tema così difficile per riuscire a chiarirsi il concetto di razzismo che nasce da vari aspetti: dalla paura dello straniero,o dall’ignoranza, quest’ultima che porta l’ istinto verso sentimenti d’odio per ciò che non conosce e di cui ha paura. Buona lettura!


 

Ago 11, 2020 - Senza categoria    No Comments

INTERVISTA A CHIARA GAMBERALE

CHIARA GAMBERALE FOTO

Chiara Gamberale è una scrittrice, conduttrice radiofonica e televisiva.
Dopo la sua laurea al DAMS di Bologna, Chiara ha scritto il suo primo romanzo nel 1999, intitolato “Una vita sottile”.
Per quanto riguarda invece televisione e radio, ha cominciato a lavorare dal 2002 conducendo i programmi “Duende” su Seimilano (emittente TV lombarda) e “Io, Chiara e l’Oscuro”, su Rai Radio 2. È stata inoltre l’autrice di “Quarto Piano Scala a Destra” (Rai Tre).
Collabora anche con diversi giornali quali Vanity Fair, Io Donna, Donna Moderna e La Stampa.
Chiara Gamberale, sempre così pronta a inventarsi modi originali per dare voce a ciò che sentiamo, nella primavera 2020 ha scritto una testimonianza che è allo stesso tempo un urlo e un abbraccio “senza mascherina”. Parole forti, nuove, che portano ognuno di noi a chiedersi se, “finito quest’incubo, potremo rendere interiori e spirituali i gesti che per proteggerci da quest’incubo abbiamo dovuto imparare.” Perché quel metro di distanza dagli altri, sia quando si infrange sia quando si rispetta, è comunque un potere nelle nostre mani.

 
“QUANDO L’EPIDEMIA FINIRÀ, NON È DA ESCLUDERE CHE CI SIA CHI NON VORRÀ TORNARE ALLA SUA VITA PRECEDENTE. CHI, POTENDO, LASCERÀ UN POSTO DI LAVORO CHE PER ANNI LO HA SOFFOCATO E OPPRESSO. CHI DECIDERÀ DI ABBANDONARE LA FAMIGLIA, DI DIRE ADDIO AL CONIUGE O AL PARTNER. DI METTERE AL MONDO UN FIGLIO O DI NON VOLERE FIGLI. DI FARE COMING OUT. CI SARÀ CHI COMINCERÀ A CREDERE IN DIO E CHI SMETTERÀ DI CREDERE IN LUI.”

 
D: CHIARA, CI PARLI DI LEI E DI COME È NATA LA SUA PASSIONE PER LA SCRITTURA?

R: Diciamo che è stata la scrittura a scegliere me…Fin da bambina ascoltare una storia è stato l’unico modo per avvertire salire, dentro, una specie di pace. E ho sempre creduto che l’unica chiave per accedere fino in fondo alla realtà fosse l’immaginazione.

D:IL SUO NUOVO LIBRO NON È UN ROMANZO, MA SI TRATTA DI UNA SERIE DI RIFLESSIONI E SITUAZIONI NATE DURANTE IL RECENTE LOCKDOWN CAUSA DEL COVID19. COSA RAPPRESENTA PER LEI “COME IL MARE IN UN BICCHIERE”?

R: Una confidenza a bassa voce che ho sentito il bisogno di condividere. Una proposta o forse una preghiera….

D: COSA VOGLIONO LASCIARE AL LETTORE LE PAGINE DI QUESTO ROMANZO?

R: La possibilità di non dimenticare. E di spiritualizzare le restrizioni a cui siamo stati chiamati, di interpretare perché ci sia possibile proteggerci e ricordare il valore della distanza (e dunque della vicinanza) anche quando questo terribile incubo, finalmente, finirà.

D: CI PUÒ DIRE COME CONCEPISCE I SUOI ROMANZI?

R: Prima arriva un’urgenza dentro e tutto addosso. Poi la trasformo in una sfida stilistica. E comincio a scrivere.

D: QUALE LIBRO LE HA LASCIATO UN RICORDO SPECIALE?

R: Le luci nelle case degli altri e Qualcosa…Ma ogni mio libro dà voce a un pezzo di me, della mia storia o del mio percorso interiore.

D: SCRITTRICE, CONDUTTRICE RADIOFONICA, CONDUTTRICE TELEVISIVA E AUTRICE TELEVISIVA. QUAL È IL RUOLO CHE SENTE PIÙ “SUO”?

R: Non c’è dubbio: scrivere è anche più della mia passione, è il mio unico rimedio all’esistenza.

D: C’È UN ROMANZO CHE LE SAREBBE PIACIUTO SCRIVERE E CHE INVECE È STATO QUALCUN ALTRO A SCRIVERE?

R: Magic Kingdom di Stanley Elkin

D: PROGETTI PER IL FUTURO?

R: Tornare al romanzo con una struttura corale a cui stavo lavorando prima che il COVID si prendesse tutto. Anche (e inevitabilmente) la nostra immaginazione.

Ringrazio Chiara Gamberale per la sua disponibilità.

Intervista a cura di C.L

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Lug 13, 2020 - Senza categoria    No Comments

AUTORI & LIBRI

Gino-Pitaro-con-La-Vita-Attesa

Gino Pitaro nasce a Vibo Valentia il 7 luglio 1970 e vive a Roma. Nel suo percorso svolge varie attività, tra cui quella di redattore e articolista freelance e di documentarista indipendente. Nel 2011 esce il suo I giorni dei giovani leoni (Arduino Sacco Editore), che ottiene buoni riscontri di critica divenendo una delle opere underground più lette nel 2012. Babelfish, racconti dall’Era dell’Acquario (Ensemble, 2013) è il secondo libro, con il quale vince il Premio Letterario Nazionale di Calabria e Basilicata III ediz. e ottiene numerosi altri riconoscimenti.
Benzine è il romanzo uscito a fine 2015, che consegue apprezzamenti di critica e di lettori ancora maggiori rispetto alle sue prove precedenti. Con questa nuova prova vince il “Premio Colli Aniene” e il “Premio Speciale della Giuria” del Concorso Internazionale Scriviamo Insieme VI edizione.

LA VITA ATTESA

Passammo in rassegna le foto come si fa con quei libretti che a un angolo li si sfrega con il dito e offrono l’illusione di un’animazione. Oh, non se ne trovava una decente! … Avevamo vinto però, perché sperimentando ci eravamo messi in gioco. Non si perde mai nella vita, se si vuole. O si vince o si impara. E si apprende sempre, anche se nel successo per certi versi è più difficile. È forse questa la discrasia che cominciava ad emergere. La necessità di considerarsi competenti, sempre e comunque, quando il mondo dei grandi, nel quale facevamo timidamente ingresso, invece cantava il contrario nonostante i proclami e i riguardi per le apparenze. Di certo, un universo molto meno curato dei dischi che ascoltavamo.

COSA NE PENSO

La storia racconta le estati degli inizi degli anni ’90, in una Tropea assolata , si sente tra le pagine di questo libro il profumo del mare inebriante che impregna i suoi abitanti fin nelle loro viscere. Ma anche i visitatori che si recano lì per la prima volta alla scoperta di questa splendida perla nel Tirreno ne sentono l’ appartenenza.
L ‘eco delle canzoni che risuonano nella memoria collettiva, canzoni che hanno fatto la storia della musica di quei giorni e che tutt’oggi rimango dei miti incontrastati, ci cullano accompagnati dalle riflessioni e dalle parole dell’autore nel nostro passato, ci fa rivivere e sognare la nostra giovinezza con un pizzico di malinconia. I ricordi di quegli anni raccontati con la giusta maestria e spensieratezza sono stati mescolati sapientemente dall’autore a tal punto che Gianni il protagonista lo si considera quasi un amico di tutti, insomma uno di noi, che si confronta con gli amici anch’essi diplomandi come lui, e che si affacciano al futuro ancora incerto vista la loro età ancora adolescenziale tra aspettative e sogni da vivere. Un racconto amabile, scorrevole, talvolta l’uso del dialetto Calabrese dà all’intero contesto più vitalità. A mio parere visto che siamo in piena estate credo che questo sia il periodo più appropriato per leggere sotto l’ombrellone un libro tanto piacevole. Lo consiglio ai lettori di tutte le età. In conclusione voglio aggiungere alla mia recensione questa bellissima riflessione fatta dallo stesso Pitaro tra le ultime pagine del suo libro..

“C’è uno scoglio in mezzo al mare. Tutti vogliamo salirvi e prenderne
possesso, conquistarlo. È lo scoglio della nostra affermazione, di chi ci riesce, ma tutti sbagliano, perché cercano di buttare giù gli altri. Un gioco tra amici, un’allegoria inconsapevole di come gira il mondo. E alla fine però rimaniamo soli io e Federico, stiamo scivolando, ma ci afferriamo per le braccia. E stiamo così, in equilibrio.”

Buona lettura!

Giu 29, 2020 - Senza categoria    No Comments

CONOSCIAMO MEGLIO LE AUTRICI DI “ECHI LONTANI”.

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“Echi lontani” (ed.Porto Seguro) è  stato scritto da due giovani insegnanti pistoiesi che debuttano così nel campo del giallo.Francesca Banchini nasce a Firenze nel 1979.Silvia Mannelli nasce a Pistoia nel 1979. Dopo il diploma al liceo classico e la laurea in lettere, entrambe insegnano in una scuola secondaria di primo grado di Pistoia, occupandosi in particolare di educazione alla lettura e di tecniche di scrittura.

 

D: COM’È NATA LA VOSTRA COLLABORAZIONE LETTERARIA?

R: Noi siamo colleghe, entrambe insegnanti di lettere in una scuola secondaria di primo grado di Pistoia. Negli anni abbiamo cominciato a sperimentare delle nuove metodologie didattiche per l’italiano, metodologie che si basano soprattutto sull’insegnamento di tecniche di scrittura e di lettura. Abbiamo quindi cominciato a scrivere molto per finalità didattiche e poi, quando abbiamo sentito raccontare una storia avvenuta durante la Seconda Guerra Mondiale sulla montagna pistoiese, l’idea è venuta praticamente da sola: proviamo a trasformarla in romanzo!

 

D: QUANTE STORIE, ROMANZI, RACCONTI, LIBRI O EBOOK AVETE SCRITTO FINORA?

R: Abbiamo scritto molto con finalità didattiche (brevi racconti, descrizioni, dialoghi, incipit di storie…). Spesso infatti quando ci servono dei testi da usare come esempi da proporre ai nostri ragazzi, accanto a modelli di autori e scrittori, ci piace anche proporre qualcosa di nostro. Francesca ha curato due libri nati dal lavoro con alcuni studenti della scuola, partendo da documenti legati al periodo della guerra (“Il cuore batte nel pensiero”, ed. Polistampa, 2018 e “Una piccola storia”, ed.  Alvivo, 2019). “Echi lontani” è però per entrambe il primo romanzo.

 

D: IL VOSTRO RACCONTO È TRATTO DA ALCUNI EVENTI E PERSONE REALMENTE ESISTITI, COM’È STATO RACCONTARE UNA STORIA TANTO DELICATA IN UN CONTESTO STORICO ALTRETTANTO SIGNIFICATIVO PER L’INTERA UMANITÀ?

R: “Echi lontani” si basa su una storia vera (anche se poi noi l’abbiamo romanzata) e su un contesto reale: quello della situazione sulla montagna pistoiese che, dopo l’8 settembre 1943, si trovò in piena linea gotica. Abbiamo cercato di essere molto fedeli alla realtà storica nelle descrizioni, nella caratterizzazione dei personaggi e nell’ambientazione; anche per tutti i riferimenti a documenti, verbali e interrogatori ci siamo basati sugli originali che abbiamo consultato negli archivi. Abbiamo sentito molto la responsabilità di quel che scrivevamo e abbiamo voluto essere rispettose di una realtà terribile che ha fatto soffrire molte persone. Crediamo che custodire la memoria di quegli anni e di quegli eventi sia un dovere morale sempre più pressante, via via che gli anni passano e che i testimoni diretti diventano meno numerosi, anche per questo abbiamo voluto essere molto fedeli alla realtà storica nella ricostruzione del nostro romanzo.

 

D: QUAL È IL LIBRO CHE VI HA LASCIATO UN SEGNO?

R: Silvia: un libro che mi rimarrà sempre nel cuore è “Cecità” di Saramago. Questo libro è stato un pugno nello stomaco: i personaggi senza nome, il buio bianco, la condizione di non vedenti come simbolo della perdita della ragione umana, della dignità di uomini, condizioni estremamente contagiose. la crudezza e l’orrore descritti nel romanzo sono sprone a non arrendersi alla follia che ci circonda, a lottare sempre per ciò che riteniamo giusto, a non soccombere davanti al dolore.

Francesca: uno dei libri che è stato più significativo per me è stato “Una storia semplice” di Sciascia. Un libro brevissimo e di facile lettura, ma estremamente profondo e attuale. L’uomo della Volvo, un personaggio apparentemente secondario e marginale, tanto che nel romanzo non ha nemmeno un nome, potrebbe, con la sua testimonianza, far emergere la verità su quella che è tutt’altro che una storia semplice; solo che non ha nessuna voglia di mettersi nei guai e preferisce farsi gli affari propri. La giustizia, così, non ha alcuna possibilità di prevalere. E’ stato un libro che mi ha catturato fin dalla prima volta che l’ho letto, quando ero alle scuole medie, e più vado avanti, più lo considero una straordinaria metafora della scelta che tutti, prima o poi, ci troviamo a compiere fra ciò che è giusto e ciò che ci conviene.

 

D: COSA VUOL DIRE PER VOI SCRIVERE?

R: Francesca: scrivere è viaggiare con l’anima, liberare i pensieri, incontrare mondi diversi, trovare una bolla di spazio e tempo nella quale sospendere tutto il resto e tirar fuori me stessa e le storie che ho dentro, scoprendo poi che le storie hanno già una loro identità e sono lì che aspettano che io le scriva.

Silvia: scrivere prima di tutto è per me un esercizio per l’anima: quando scrivo il resto del mondo intorno a me scompare e i miei unici compagni di viaggio sono le parole, i personaggi che cominciano a raccontarmi la loro storia, i paesaggi nei quali sono immersi. La scrittura è catartica e mi permette di vivere altre vite, vedere altri luoghi, uscire da me stessa.

 

D: QUAL’ È UNA FRASE CHE PENSATE POSSA RACCHIUDERE IL SIGNIFICATO DEL VOSTRO LIBRO?

R: Francesca: “È importante sapere da chi si proviene perché solo se ci si sente innestati sulla storia di qualcuno che ci ha preceduto poi si è abbastanza forti per tracciare la nostra vita. Ma lei da chi proveniva? Chi era suo nonno?”

Silvia: “I tempi in cui vivi non cambiano la persona che sei”

 

 

TRAMA DEL LIBRO

 

Giovanni Bottai, un anziano maresciallo dei Carabinieri che durante la guerra ha prestato servizio nella stazione di San Marcello Pistoiese, muore in una notte d’inverno in seguito a una breve malattia. Quando la nipote Sara comincia a mettere ordine fra le sue carte, si imbatte in qualcosa che non avrebbe mai creduto di trovare e che mina la fiducia e l’affetto che ha sempre provato per il nonno. La ragazza ha bisogno di saperne di più e, attraverso i suoi occhi e le sue azioni, anche il lettore si trova immerso in un’avvincente ricerca nel passato. Cosa ha fatto di tanto terribile il maresciallo? Che significato hanno le ultime parole pronunciate prima di morire? Chi è il misterioso vecchio che fra un capitolo e l’altro fa la sua comparsa nella storia? La narrazione scorre rapida, i piani temporali si intrecciano, i punti di vista si alternano lungo il corso di tutta la storia. Ma solamente alla fine si capirà quanto è terribile, a volte, la verità.

 

 

LA MIA RECENSIONE

 

In questo racconto troverete un lavoro ben fatto non solo dal punto di vista della scrittura che di presenta molto fluida, ma soprattutto dalla pacatezza che hanno adottato le due autrici nel raccontare magistralmente questa storia attraverso i documenti storici recuperati. Inoltre sono state altrettanto brave a romanzare il tutto senza mai cadere nel banale, i colpi di scena non mancano i continui flashback hanno dato senz’altro un maggior arricchimento all’intero contesto.Personalmente credo che ognuno di noi abbia sempre cercato di conoscere il proprio passato attraverso la storia dei propri avi, proprio come la protagonista di Echi lontani.Una curiosità che ritengo ci accomuna un’po’ tutti. Talvolta ci sono segreti che in realtà dovrebbero rimanere tali in eterno ma la forza dell’amore nei confronti dei nostri cari ci porta ad approfondire il loro passato che poi riguarda indirettamente anche noi. E poi ci sono domande che forse non avranno mai una risposta ma in questo racconto la nostra giovane protagonista si imbatterà in situazioni che dapprima l’ affliggeranno ma poi…. chissà se oltre al passato di suo nonno Sara troverà qualcos’altro? Vi lascio con questo interrogativo tutto da scoprire.. Buona lettura!

 

Intervista a cura di C.L

 

© Riproduzione Riservata

Giu 21, 2020 - Senza categoria    No Comments

INTERVISTA A CHRISTIAN PAGLIA AUTORE DI “FELICI BASTA ESSERLO”.

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Monica ha 13 anni e una bella famiglia: papà Christian, mamma Barbara e una sorella maggiore, Vanessa. Le piace correre, fare capriole nell’acqua, andare a scuola, viaggiare e stare con i suoi amici. Ma un giorno la vita si capovolge: a Monica viene diagnosticato un tumore osseo maligno. È una malattia rara e la strada da fare è lunga: operazioni, chemioterapie, esami, tante rinunce. Tra dolore, speranze e desideri Monica non perde mai il suo sorriso: è lei che infonde ottimismo nei suoi cari e li incoraggia a guardare «fino all’infinito e oltre». Ma questa non è soltanto la storia di Monica, è la storia di tutta la sua famiglia qui raccontata dal papà , «Felici basta esserlo» è infatti il titolo del libro in cui Christian Paglia, partendo dai primi anni di vita di Monica, quando la famiglia si trovava negli Stati Uniti per motivi di lavoro, racconta la spensierata gioventù, e poi il dramma della malattia.
La storia di relazioni fatte di amore e solidarietà, che nel momento più doloroso si rafforzano e fanno scudo per proteggere chi è più fragile. come recita la quarta di copertina, «Monica ci insegna a guardare le cose in un modo nuovo e lo fa attraverso le parole di chi l’ha amata moltissimo. Ci insegna l’amore per le piccole cose, la solidarietà incondizionata, la bellezza di saper guardare oltre le difficoltà, perché, in fondo, felici basta esserlo».
Al legame con i genitori e la sorella, si aggiunge quello con Sabrina (LaSabri di YouTube, tanto amata dai giovanissimi e che qui firma la nota a chiusura del libro), che diventa l’amica del cuore di Monica. Anche lei, con generosità e affetto, le resta accanto fino all’inevitabile epilogo, che giunge tre anni dopo la scoperta della malattia.

D: QUAL’E LA COSA CHE RENDEVA PIU’ FELICE MONICA? CI PARLI DI LEI?

R: Monica aveva una carattere determinato. Non nel senso del far prevalere le proprie idee o di imporsi, ma sopratutto rispetto a quanto desiderava perseguire e raggiungere. Non si paragonava con gli altri, ma li osservava per informazione e proseguiva lungo il proprio cammino. Diceva che ognuno è speciale a modo suo. Le piaceva aiutare le persone in difficoltà. Si preoccupava degli altri, di noi, anche quando lei stava per morire. Amava gli animali e le attività manuali. Queste le permettevano di esprimere al meglio la propria infinità dolcezza e creatività.

D: C’ERA UNA POESIA O LIBRO, UNA FRASE CHE AMASSE IN PARTICOLARE?

R: Le piacevano diversi libri. Una volta aveva segnato nel suo cellulare una frase ripresa da qualcuno: le persone normali lasciano un segno, quelle speciali lasciano un sogno. Guardava spesso i volumi dei Guinness World Records.

D: COSA HA PROVATO QUANDO HA VISTO PUBBLICATO IL SUO LIBRO «FELICI BASTA ESSERLO»?

R: Un lieve alleggerimento dell’animo, poichè ero consapevole di poter raccontare agli esseri umani, al mondo, il grande valore di Monica. Lei avrebbe potuto aiutare gli altri ben oltre quest’opera, raccontando le sfide e le sofferenze che ha dovuto fronteggiare e la forza che ci ha voluto e dovuto mettere.

D: COSA BASTA PER ESERE DAVVERO FELICI SECONDO SUA FIGLIA MONICA?

R: Monica aveva la capacità di adattare la propria linea della felicità in base a quanto le era possibile fare. Questa è la felicità.

D: QUAL’ERA IL SOGNO NEL CASSETTO DI SUA FIGLIA?

R: Il sogno principale era semplicemente quello di vivere, in salute. Poi, la famiglia, avere dei figli e occuparsi degli animali, probabilmente come aiuto veterinaria.

 

Intervista a cura di C.L

 

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Giu 14, 2020 - Senza categoria    No Comments

LO SCRITTORE DIEGO GALDINO CI PARLA DEL SUO NUOVO ROMANZO : “ UNA STORIA STRAORDINARIA.”

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Diego Galdino, scrittore e barista romano. Scrive romanzi d’amore tradotti con successo in molti Paesi europei, Germania, Austria, Svizzera, Polonia, Bulgaria, Serbia, Spagna e Sudamerica. Definito «il Nicholas Sparks italiano.»Il primo caffè del mattino (2013), primo romanzo pubblicato con la casa editrice del Gruppo Mondadori, è stato definito un caso letterario. Da questo romanzo è scaturito Il viaggio delle fontanelle, un itinerario alla scoperta di Roma e delle sue fontanelle al di là delle classiche mete turistiche della città.Nel 2014 pubblica Mi arrivi come da un sogno a cui segue, l’anno successivo, Vorrei che l’amore avesse i tuoi occhi. Del 2017, invece, è Ti vedo per la prima volta in cui si affronta il tema della narcolessia. Nel 2018 esce L’ultimo caffè della sera sequel de Il primo caffè del mattino.Dopo aver auto pubblicato Bosco bianco nel 2019, nel 2020 entra nella scuderia di Fanucci Editore pubblicando Una storia straordinaria con il marchio Leggedereditore.

 

Ringrazio per aver reso possibile questa intervista Simona Mirabello, addetta Ufficio Stampa di Diego.

D: QUAL È STATA L’ILLUMINAZIONE CHE TI HA PORTATO A SCRIVERE UNA STORIA STRAORDINARIA?

R: Questa storia è nata tanti anni fa, una domenica mattina, mentre ero a passeggio con le mie figlie sull’Aventino, più precisamente all’interno del Giardino degli aranci. Seduto su una panchina osservavo le mie figlie farsi dei selfie tenendo alle loro spalle il bellissimo panorama che si gode da quel posto affacciato sull’intera e meravigliosa città di Roma. Ad un tratto mi sono chiesto cosa avrei fatto se mi fosse stata tolta improvvisamente la possibilità di guardare le persone che amavo, la mia città, i film di cui sono un grande appassionato. Quando ho riaperto gli occhi ho iniziato a scrivere nella mia mente una storia straordinaria, dove i due protagonisti hanno i nomi di una delle canzoni d’amore a cui sono affezionato…La Silvia lo sai di Luca Carboni.

D: QUALI SONO STATE LE TUE EMOZIONI O SENSAZIONI DURANTE LA SUA STESURA?

R: Scrivendo questa storia ho pianto, ho riso, mi sono emozionato, mi sono innamorato, come se io fossi il protagonista e i protagonisti fossero gli autori della mia storia.

D: SE TU DOVESSI SCEGLIERE UNO O PIÙ COLORI PER DESCRIVERE QUESTO ROMANZO, QUALI COLORI SAREBBERO E PERCHÉ?

R: Sarebbe facile dire rosa, o il rosso della passione, o il nero del buio con cui Luca è costretto a convivere, o il nero della notte in cui Silvia viene aggredita. In realtà questo romanzo è un arcobaleno a cui aggrapparsi per far tornare colorato tutto ciò che era diventato grigio.

D: QUESTO TUO ROMANZO RACCOGLIE MOLTE CITAZIONI CELEBRI TRATTE DAI PIÙ GRANDI ATTORI CHE HANNO SEGNATO LA STORIA DEL CINEMA. QUAL È LA TUA CITAZIONE PREFERITA IN ASSOLUTO?

R: Quella di Joaquin Phoenix…”Il cinema è come l’amore: ti accade e basta.

D: COME MAI HAI DECISO DI TRATTARE UN TEMA TANTO DELICATO COME LA DISABILITÀ?

R: Perdere improvvisamente la vista credo sia davvero una cosa tremenda, forse perché ho sempre considerato la vista il senso più importante. Non poter più guardare le persone che ami, la tua città, i film… Ma so che comunque bisognerebbe farsi coraggio e tirare fuori tutta la forza che si ha dentro per reagire cercando di vivere malgrado tutto al massimo delle proprie possibilità… Ho scritto questa storia pensando a cosa cercherei di fare io se mi capitasse la stessa cosa di Luca, ma so che tra il dire e il fare ci scorre in mezzo un oceano di stati d’animo diversi…

D: QUANDO NASCE LA TUA PASSIONE PER LA SCRITTURA?

R: Ho iniziato a scrivere molto tardi, ma poi non ho più smesso. Per me la prima storia che ho scritto resta indimenticabile perché è nata in un modo particolare e per merito di una ragazza a cui sono stato molto legato…Un bel giorno mi mise in mano un libro e mi disse: «Tieni, questo è il mio romanzo preferito, lo so, forse è un genere che piace più alle donne, ma sono certa che lo apprezzerai, conoscendo il tuo animo sensibile». Il titolo del romanzo era Ritorno a casa di Rosamunde Pilcher, e la ragazza aveva pienamente ragione: quel libro mi conquistò a tal punto che nelle settimane a seguire lessi l’opera omnia dell’autrice. Il mio preferito era I cercatori di conchiglie. Scoprii che il sogno più grande di questa ragazza di cui ero perdutamente innamorato era quello di vedere di persona i posti meravigliosi in cui la Pilcher ambientava le sue storie, ma questo non era possibile perché un grave problema fisico le impediva gli spostamenti lunghi. Così, senza pensarci due volte, le proposi: «Andrò io per te, e i miei occhi saranno i tuoi. Farò un sacco di foto e poi te le farò vedere». Qualche giorno più tardi partii alla volta di Londra, con la benedizione della famiglia e la promessa di una camicia di forza al mio ritorno. Fu il viaggio più folle della mia vita e ancora oggi, quando ci ripenso, stento a credere di averlo fatto davvero. Due ore di aereo, sei ore di treno attraverso la Cornovaglia, un’ora di corriera per raggiungere Penzance, una delle ultime cittadine d’Inghilterra, e le mitiche scogliere di Land’s End. Decine di foto al mare, al cielo, alle verdi scogliere, al muschio sulle rocce, al vento, al tramonto, per poi all’alba del giorno dopo riprendere il treno e fare il viaggio a ritroso insieme ai pendolari di tutti i santi d’Inghilterra che andavano a lavorare a Londra. Un giorno soltanto, ma uno di quei giorni che ti cambiano la vita. Tornato a Roma, lasciai come promesso i miei occhi, i miei ricordi, le mie emozioni a quella ragazza e forse le avrei lasciato anche il mio cuore, se lei non si fosse trasferita con la famiglia in un’altra città a causa dei suoi problemi di salute. Non c’incontrammo mai più, ma era lei che mi aveva ispirato quel viaggio e in fin dei conti tutto ciò che letterariamente mi è successo in seguito si può ricondurre alla scintilla che lei aveva acceso in me, la voglia di scrivere una storia d’amore che a differenza della nostra finisse bene e poi non ho più smesso fino ad arrivare a Il primo caffè del mattino…

D: PROGETTI PER IL FUTURO?

R: I miei progetti futuri sono tornare a girare l’Italia per parlare faccia a faccia con i lettori del mio ultimo romanzo, aspettare l’uscita di Mi arrivi come da un sogno in Bulgaria e leggere la sceneggiatura definitiva del film tratto da Il primo caffè del mattino. Per quanto riguarda la scrittura in questi mesi ho ripreso una mia vecchissima storia riscrivendola quasi completamente, con la speranza che possa diventare il mio prossimo romanzo. Una storia diversa da quelle scritte finora, si parla di stregoneria, una favola in cui per la prima volta il principe azzurro non s’innamorerà della principessa. Una storia in cui dimostrerò che nessuno può fare nulla contro l’amore, forse nemmeno Dio. Al momento il titolo provvisorio è Incanto.

RECENSIONE DI UNA STORIA STRAORDINARIA.

Una storia straordinaria è una lettura garbata che coinvolge in maniera sensibile il lettore, perché ci racconta l’amore con la A maiuscola di due giovani innamorati. Una storia che ci insegna ad ascoltare e ad ascoltarci, e non soltanto quando la vita ci pone davanti ad eventi irrimediabili come la disabilità.La storia d’amore tra i due protagonisti Luca e Silvia, è fatta di sensi, profumi, passioni reciproche, citazioni celebri, un amore di altri tempi direi, poiché la loro purezza è in grado di riscaldare i nostri cuori man mano che ci addentriamo nelle loro vite, fatti narrati in maniera sensibile, autentica, dove ognuno di noi può facilmente riconoscersi.Infondo come ci hanno da sempre insegnato i grandi capolavori della letteratura La domanda è, L’amore tutto può? Forse la risposta sta tra le pagine di questo romanzo.C’è inoltre una frase molto significativa che ha colpito la mia attenzione e che voglio condividere con voi:«Perché non era nel mio orecchio che hai sussurrato, ma nel mio cuore. Non era sulle mie labbra che hai baciato, ma nella mia anima.» Judy Garland.Una storia delicata e commovente che vi consiglio di leggere.  Buona lettura!

 

Intervista a cura di C.L

 

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Giu 7, 2020 - Senza categoria    No Comments

«CHIACCHIERATA CON LUCA TRAPANESE: UN PAPÀ SPECIALE.»

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D: NEL 2007 HA FONDATO L’ASSOCIAZIONE A RUOTA LIBERA ONLUS, NEGLI ANNI SUCCESSIVI AVETE REALIZZATO IL PROGETTO “LA CASA DI MATTEO”. CI PARLI DELLA SUA ASSOCIAZIONE E DI QUESTO PROGETTO?

R: A Ruota Libera nasce con l’dea di creare delle attività per persone disabili in età post-scolare, l’associazione e rivolta a tutte le fasce d’età. Nasce in relazione a un forte bisogno dovuta l’assenza delle istituzioni e l’assenza di una vera e propria progettualità sulla persona disabile. In tredici anni di attività A Ruota Libera si è specializzata non solo ad accompagnare le famiglie delle persone disabili, ma anche ad accompagnare le stesse persone affette da disabilità verso una vera e propria autonomia per cercare di creare non solo attività ludiche ma anche un inserimento lavorativo. Infatti i ragazzi lavorano in un bar, abbiamo anche una fattoria dove produciamo il miele e presto apriremo un albergo e un ristorante, abbiamo inoltre una serie di case dove i ragazzi disabili vivono in forma di Housing. Abbiamo tantissime attività e altrettante numerose sedi e due progetti importanti; Il primo si tratta di un borgo sociale, il parco regionale di Rocca Monfina nel comune di Marzano Appio. Il secondo progetto anch’esso importante è la Casa di Matteo, è la prima comunità in tutto il sud Italia dove vengono accolti i bambini con grave disabilità anche in stato terminale alcuni di loro sono stati abbandonati in ospedale dopo la nascita o tolti alle famiglie di origine perché non sono all’altezza di portare avanti un peso così grande come la gestione di una persona disabile.

D: QUAL’ È STATO IL SUO PRIMO PENSIERO, QUANDO HA INCONTRATO PER LA PRIMA VOLTA ALBA?

R: Ho incontrato Alba per la prima volta subito dove aver ritirato in Tribunale il decreto di affido. Il nostro primo incontro avvenne in ospedale. La prima volta che la vidi e la presi tra le mie braccia capì subito che ci appartenevamo l’un l’altro. Ero felicissimo come credo che avvenga a tutti quando si diventa genitori soprattutto dopo aver desiderato un figlio così a lungo. Allo stesso tempo mi resi conto che la mia scelta era una scelta definitiva e dalla quale dipendeva la felicità di una creatura. Alba per me è stata subito mia figlia sin dal primo giorno.

D: COM’È STATO IL SUO PERCORSO DI ADOZIONE?

R: Il mio percorso di adozione è stato molto lineare e non faticoso. Perché avevo innanzitutto chiesto in affido un bambino disabile che non riusciva ad essere collocato nelle coppie tradizionali e quando io ho fatto richiesta Alba non era ancora nata. Successivamente venni contattato per Alba. La bambina mi è stata data prima in affido poi in affido pre-adottivo e poi grazie all’articolo 44 sulla legge delle adozioni ho potuto richiedere l’adozione speciale lettera C, perché Alba in quanto neonata però con la sindrome di Down non riusciva ad essere collocata nelle coppie tradizionali che avevano l’idoneità all’adozione e perché ricordiamo che Alba è stata lasciata in ospedale dalla madre al momento della nascita dunque era adottabile per questo ho potuto fare richiesta per prenderla in affido. Invece l’adozione definitiva è arrivata esattamente un anno dopo.

D: COME SONO STATI I PRIMI GIORNI INSIEME AD ALBA?

R: Appena uscita dall’ospedale l’ho subito portata nella nostra casa di campagna, desideravo fortemente avere un rapporto privilegiato con lei e vivermi appieno questa paternità. I primi giorni siamo stati proprio da soli avevo bisogno di conoscerla, di far pratica con un neonato. Tutt’oggi abitiamo in questa casa dove abbiamo vissuto i tre mesi di reclusione per il recente Lockdown. Sono stato fortunato perché Alba è una bambina buonissima, non abbiamo passato notti intere senza riposare né tantomeno ci sono stati lunghi pianti inconsolabili da questo punto di vista è stata una vera passeggiata. Adesso sicuramente è un po’ più pesante perché Alba è più esuberante.

D: COME È NATO IL PROGETTO EDITORIALE (INSIEME A LUCA MERCADANTE) CHE HA CONSENTITO LA REALIZZAZIONE DI “NATA PER TE”?

R: All’inizio quando siamo finiti su tutti i giornali si parlava di tante cose per giunta tutte sbagliate. La mia adozione venne definita come un gesto di carità di un uomo che ha salvato una bambina, si parlava di una madre senza cuore per aver abbandonato una disabile, e delle coppie che non volevano adottarla. Non ero assolutamente d’accordo con tutto quello che veniva detto. Quando ho fatto la richiesta d’ affido di un bambino disabile non ho fatto un gesto di carità, la mia scelta nasce da una forte e maturata esperienza di vita dove per me la disabilità non è una sconfitta ma è un modo di essere, ero pienamente consapevole della mia decisione, non ero nemmeno spaventato ero preparato. Questa è un’enorme differenza rispetto a chi si trova davanti a questa scelta e non è una scelta ma un obbligo. Non ero nemmeno d’accordo di colpevolizzare la mamma di Alba, perché io credo che la madre di Alba abbia fatto un gesto di grande coraggio e di dignità ed è un gesto regolamentato da una legge (Una donna può andare in ospedale per partorire e decidere di lasciare il bambino in ospedale) quindi cento volte la madre di Alba che piuttosto quei bambini che vengono buttati nella spazzatura senza nemmeno che si sappia della loro esistenza ma lo sappiamo solo se li troviamo. Tra le tante attività sociali gestisco anche una casa famiglia per ragazze madri e se penso che la mamma di Alba poteva essere una di quelle ragazze che noi accogliamo, molto spesso sono donne vittime di violenze di soprusi di abusi dove loro per prime non hanno avuto una famiglia e quindi è probabile che la madre di Alba non era in grado di essere madre e non ultimo io mi sentivo in grado di difendere e di parlare delle coppie che non hanno voluto Alba perché credo che bisogna lasciare la libertà a tutti di fare le proprie scelte. Personalmente credo che una coppia che si avvicina all’adozione comunque è una coppia ferita perché non può avere un proprio figlio è spaventata comunque dalla disabilità. Oggi quando nasce un figlio disabile i genitori si sentono abbandonati poiché nessuno pensa concretamente alla vita di questo bambino che un giorno diventerà un adulto disabile per questo bisogna creare dei percorsi educativi alla disabilità non trovare i colpevoli. Da qui nasce l’idea con Luca Mercadante di parlare di paternità di scelte, siamo due papà completamente diversi. Io sono cattolico credente a favore di un figlio disabile, gay, ho una famiglia molto allargata. Luca Mercadante è ateo a favore dell’aborto ha un problema con la piccola disabilità del figlio che è celiaco è per lui è un grande problema ha una famiglia molto ristretta, ha una compagna. Siamo due mondi completamente diversi. Ma dal libro non nasce uno scontro ma un incontro di due paternità dove dialoghiamo e dove nessuno dei due vuole prevalere sull’altro, o immagina di dire che le sue scelte sono quelle giuste.

D: CHE TIPO DI PAPÀ È?

R: Cerco di essere un papà sereno, dando ad Alba serenità, solidità, ma soprattutto fiducia in sé stessa e di chi la ama. non credo di essere apprensivo sono un papà allegro mi diverte stare tanto con Alba, le giornate passano anche se poi a fine giornata avrei bisogno di una spa (ride), spero di essere un papà speciale in modo che lei non senta mai troppo la mancanza di una madre.

D: CHE BAMBINA È ALBA?

R: È una bambina molto allegra esuberante, gioiosa, giocosa, le piace cantare e ballare ed è un tipo tostissima dico sempre che noi litigheremo tantissimo perché è una bambina determinata quando una cosa non la vuole fare non la fa, è una vera donna perché quando è nervosa è insopportabile è una forza della natura. È una bambina molto carismatica e sicuramente non solo ha cambiato la mia vita ma l’ha reso meravigliosa.  Non ho mai pensato di tornare indietro e non ho mai pensato che questa scelta mi avesse compromesso tante altre possibilità. Alba ha cambiato la vita di tante altre persone che sono intorno a noi, io dico sempre che io ho scelto di adottare Alba ma c’è chi ha scelto di adottare me e Alba e di aiutarci in questo percorso.

È stato un piacere, ospitare nel mio blog Luca Trapanese

 

Intervista a cura di C.L

 

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Mag 12, 2020 - Senza categoria    No Comments

INTERVISTA A CHIARA FRANCINI

 

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Chiara Francini nata a Firenze e cresciuta a Campi Bisenzio, è un’attrice di teatro e cinema e una scrittrice. Per Rizzoli ha pubblicato i romanzi best-seller NON PARLARE CON LA BOCCA PIENA pubblicato da BUR Biblioteca Univ. Rizzoli nel (2017), l’anno successivo pubblica MIA MADRE NON LO DEVE SAPERE (2018), e UN ANNO FELICE (2019).

D: CHIARA CI PUOI DIRE QUAL È IL TUO LIBRO PREFERITO TRA TUTTI QUELLI CHE HAI PUBBLICATO?

R: I libri per quanto mi riguarda sono un po’ come i figli. Nel senso che l’amore di una mamma si moltiplica e non si divide. Sono molto affezionata a tutti e tre per motivi diversi ma egualmente forti.

D: NELLA PREFAZIONE DI UN ANNO FELICE HAI USATO UNA DELLE PIÙ BELLE POESIE (AMAI, DI UMBERTO SABA);”AMAI TRITE PAROLE CHE NON UNO OSAVA. M’INCANTÒ LA RIMA FIORE AMORE, LA PIÙ ANTICA DIFFICILE DEL MONDO.” COME MAI HAI SCELTO QUESTA POESIA?

R: L’ho usata perché la poesia è una grandissima fonte di ispirazione per me, ed è la rappresentazione massima di quello che un essere umano può comporre a livello scritto. Amo particolarmente Umberto Saba, perché è un maestro che riesce a trasferire tutto questo nella manciata di quelle “trite parole che trite non sono.” Amo moltissimo Sandro Penna, Patrizia Cavalli, Patrizia Valduga.

D: QUANDO LEGGI UN ROMANZO D’AMORE QUALI SONO GLI ELEMENTI FONDAMENTALI SECONDO TE?

R: Solitamente non scelgo un romanzo perché è d’amore. Le motivazioni sono sempre diverse: la stima che nutro nei confronti dell’autore e della tipologia di argomento trattato, il momento che sto vivendo. Sostanzialmente l’innamoramento per i romanzi è come la telegenia e la fotogenia: una magia di proporzioni che non può essere spiegata. Un po’ come la fede che è lo strumento che usi quando non arrivi ad acchiappare qualcosa a livello razionale “Credo quia absurdum est”.

D: COM’È NATA LA TUA PASSIONE PER LA SCRITTURA? C’È STATO UN MOMENTO PRECISO IN CUI HAI DECISO DI VOLER DIVENTARE SCRITTRICE?

R: Mi è sempre piaciuto leggere, ma non sono mai stata il tipo di persona che aveva un diario o dei libri nel cassetto. Ho fatto studi umanistici e ho sempre nutrito una grande ammirazione per gli scrittori. Quando sono stata certa di voler raccontare una storia che mi sembrava speciale l’ho fatto in maniera autentica, cercando di veicolare le emozioni, le immagini, i colori che io vedevo, toccavo e che avevo nel cuore.

D: ESISTE UN LIBRO CHE HA AVUTO UNA GRANDE INFLUENZA NELLA TUA VITA? SE SI QUALE?

R: In realtà sono tanti i libri che hanno avuto un’influenza su di me. Ogni libro appartiene ad un determinato periodo della vita del lettore, quindi quello che leggi a quindici anni non avrà la stessa valenza a cinquant’anni. La lettura è un dialogo tra il lettore e il libro, tra due interlocutori, e nonostante uno dei due sarà sempre lo stesso non sarà il medesimo perché la conversazione apparterrà a momenti della sua vita diversi. Ho letto e apprezzato molto Il Diario di Anna Frank, tutta l’opera di Gadda, lo Dostoevskij, Tolstoj, O. Fallaci, Palazzeschi, il Tasso, il Macchiavelli, il Baldassar Castiglione, il Bembo, Gaspara Stampa, P. Cavalli, P. Valduga, Peter Cameron, Jonathan Ames.

D: C’È CHI SI RIFIUTA TOTALMENTE DI ASCOLTARE MUSICA MENTRE LEGGE UN LIBRO, E CHI INVECE NON RIESCE A LEGGERE SENZA FARLO.. LEGGENDO (UN’ANNO FELICE) QUALE CANZONE CONSIGLIERESTI AI LETTORI DI ASCOLTARE DURANTE LA LETTURA?

R: L’Adagio di Albinoni, il Notturno di Chopin, molto Britpop ma anche musica anni ‘90, Barbra Streisand, Sinatra, Ella Fitzgerald.

Intervista a cura di C.L

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Feb 19, 2020 - Senza categoria    No Comments

INTERVISTA A SIMONETTA AGNELLO HORNBY

 

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Desidero ringraziare Simonetta Agnello Hornby  per la sua disponibilità mostrata nel concedermi questa intervista. Simonetta Agnello Hornby palermitana di nascita vive a Londra da molti anni. Una delle scrittrici più amate dal pubblico, le sue presentazioni sono sempre affollate, perché è in grado di raccontare e raccontarsi in maniera semplice e diretta. Un successo letterario sempre crescente dal 2002 con “LA MENNULARA” il celebre romanzo che l’ha consacrata al grande pubblico regalandole un sincero affetto da parte di tutte noi diventando uno dei riferimenti del romanzo contemporaneo. Andrea Camilleri aveva detto su di lei: “L’energia vitale di Simonetta Agnello Hornby è un tutt’uno con l’energia trascinante della sua scrittura”,concordo pienamente con questa affermazione del grande e indimenticabile maestro Camilleri un altro mio conterraneo amatissimo dal pubblico.

 

D: CI RACCONTI IL SUO RAPPORTO CON LA SCRITTURA E COM’È CAMBIATO NEL TEMPO?

R: La scrittura può essere personale e di lavoro. La scrittura personale significa di scrivere a parenti, amici e conoscenti (talvolta con sconosciuti attraverso l’internet). Il contenuto dipende da perché, come e cosa si scrive. Ho sempre scritto lettere. Da piccola scrivevo ai miei cugini e tenevo un diario. Da adolescente scrivevo i compiti di scuola. Da quando, ventunenne, andai a vivere all’estero, ho scritto lettere a parenti e amici. La scrittura di lavoro – sono stata un avvocato di diritto di famiglia – consiste nello scrivere le storie dei miei clienti, nel contesto del processo legale, e dunque veritiere.

 

D: COSA SIGNIFICA PER LEI SCRIVERE?

R: È un lavoro molto bello, sia lo scrivere da avvocato che da romanziera.  La scrittura dei romanzi è dominata dalla immaginazione, che però deve rispettare i tempi, i posti e i fatti storici. Questi devono essere autentici ed esatti.

 

D: QUALE DEI SUOI PERSONAGGI LE SOMIGLIA?

R: Nessuno, per quanto io ne sappia. Se scrivo in prima persona, come ho fatto per esempio in UN FILO D’OLIO, VIA XX SETTEMBRE, e NESSUNO PUÒ VOLARE, cerco di attenermi alla realtà e conto sul giudizio di mia sorella, di mia cugina Maria e dei miei figli, per quanto concerne i ricordi condivisi.

 

D: QUANDO SCRIVE UN LIBRO HA GIÀ TUTTA LA STORIA IN MENTE O LA ELABORA STRADA FACENDO?

R: Si ho tutta la storia in mente. Che però può cambiare mentre lavoro.

 

D: HA DELLE ABITUDINI PARTICOLARI DURANTE LA SCRITTURA DI UN LIBRO?

R: Nessuna.

 

D: CHE RELAZIONE C’È TRA LA SCRITTURA E LA SOCIETÀ, CON LE SUE INFLUENZE POLITICHE E CULTURALI? E COME CONVIVONO QUESTI ELEMENTI NELLA SUA SCRITTURA?

R: La scrittura di una storia contemporanea deve tenere in conto la realtà e dunque la società come la vedo io, che include influenze politiche, come la faccio vedere ai miei personaggi, e il tutto fa parte del testo. Se scrivo in prima persona ovviamente ci metterò anche il mio pensiero.

 

D: TRA LE SUE OPERE HA VOLUTO RACCONTARE ANCHE LA DISABILITÀ. NEL 2015 HA REALIZZATO UN DOCUMENTARIO PER RAI 3 “IO & GEORGE”, UN VIAGGIO TRA LONDRA E LA SICILIA INSIEME A SUO FIGLIO, SUCCESSIVAMENTE HA GIRATO IL DOCUFILM “NESSUNO PUO’ VOLARE”, CHE HA DATO IL TITOLO ANCHE AL LIBRO NEL 2017 (FELTRINELLI). COM’È STATO COLLABORARE INSIEME A SUO FIGLIO IN QUESTO PROGETTO? E SUCCESSIVAMENTE IN ROSIE E GLI SCOIATTOLI DI ST. JAMES EDITO DA (GIUNTI 2018)?

R: La collaborazione tra George ed io è molto bella e costruttiva, sempre nel contesto del rapporto tra madre e figlio, talvolta con disaccordi ma sempre con tanto affetto…

 

D: ESISTE UN LIBRO CHE HA AVUTO UNA GRANDE INFLUENZA NELLA SUA VITA?

R: La storia di JENJI, il primo romanzo del mondo scritto mille anni fa da lady MURASAKI HARUNOBU (una scrittrice Giapponese) e pubblicato da Einaudi, di cui ho parlato e scritto molto.

 

D: C’È UNO SCRITTORE O UNA SCRITTRICE ITALIANI O STRANIERI CHE CONSIDERA IL SUO MENTORE?

R: No.

 

D: COME NASCE LA COLLABORAZIONE TRA LEI E MIMMO CUTICCHIO IN “SIAMO PALERMO”?

R: Ci siamo incontrati all’aeroporto di Palermo tre anni fa e abbiamo fatto amicizia. Abbiamo deciso di scrivere della nostra amatissima città, che abbiamo attraversato in lungo e largo nelle nostre belle passeggiate. Mimmo è un grandissimo artista nonché un uomo di grande cultura, famoso e ammirato nel mondo intero.  La sua Opera dei PUPI È PATRIMONIO IMMATERIALE DELL’ UNESCO.

 

D: QUALI CONSIGLI DAREBBE A CHI “ASPIRA” A DIVENTARE UNO SCRITTORE O UNA SCRITTRICE?

R: Di scrivere e fare leggere ad amici e parenti quanto scritto, come primi giudici. E poi di mandare ad un editore, senza sperare troppo nel successo, che è raro. Se non trova un editore, gli suggerisco di auto pubblicare le proprie opere sull’internet, su cui potrebbe trovare tanti lettori.

 

Intervista a cura di C.L

 

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